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Cisgiordania: anatomia di un’annessione coloniale

Insediamenti, sfollamento, controllo economico e frammentazione territoriale nell’analisi di Francesca Albanese.

Emir Alili — Presidente MDPDossier tematico
Mappa della Cisgiordania occupata con insediamenti israeliani e restrizioni di accesso
Mappa OCHA del 2018 sulle restrizioni d’accesso e sugli insediamenti in Cisgiordania. Autore: OCHA oPt; scheda e licenza. Indicata come pubblico dominio. Mappa documentaria storica: non rappresenta tutte le variazioni territoriali successive al 2018. Nessuna modifica.

La Cisgiordania viene ancora descritta dalla diplomazia internazionale come un territorio temporaneamente occupato, destinato a costituire, insieme a Gaza e a Gerusalemme Est, il futuro Stato palestinese.

Sul terreno, tuttavia, la trasformazione territoriale procede in una direzione opposta. Gli insediamenti israeliani si espandono, gli avamposti si moltiplicano, le comunità palestinesi vengono progressivamente isolate e l’Area C — circa il 60% della Cisgiordania — rimane sottoposta al controllo amministrativo e militare israeliano.

L’annessione non richiede necessariamente una dichiarazione formale. Può essere realizzata gradualmente, trasferendo popolazione, infrastrutture, poteri amministrativi e attività economiche nel territorio occupato, mentre la popolazione locale viene confinata in aree sempre più frammentate.

È questa la chiave interpretativa proposta da Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967. Nei suoi rapporti, Albanese non considera Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est come crisi indipendenti, ma come parti di un medesimo processo storico di appropriazione territoriale e negazione dell’autodeterminazione palestinese.

La questione centrale non è quindi soltanto se Israele annetterà formalmente la Cisgiordania. È stabilire quanto del territorio sia già stato incorporato materialmente nel sistema israeliano e se esistano ancora le condizioni geografiche, economiche e politiche per uno Stato palestinese realmente sovrano.

01 · Il quadro giuridico

Dall’occupazione temporanea al controllo permanente

Il diritto internazionale umanitario considera l’occupazione una condizione temporanea. La potenza occupante amministra il territorio, ma non ne acquisisce la sovranità e non può trasferirvi parte della propria popolazione civile.

Nel suo rapporto del 2022, Francesca Albanese sostiene che l’occupazione israeliana abbia oltrepassato i limiti giuridici della temporaneità. Secondo la sua analisi, essa viene mantenuta contro gli interessi della popolazione occupata, produce acquisizione territoriale e ostacola sistematicamente il diritto palestinese all’autodeterminazione.

La relatrice individua tre elementi fondamentali: la permanenza indefinita del controllo israeliano, l’integrazione progressiva del territorio occupato e la subordinazione della popolazione palestinese a un sistema politico e giuridico sul quale non esercita alcun controllo.

Questa è una conclusione formulata dalla relatrice speciale nella propria funzione di esperta indipendente. Non costituisce, da sola, una sentenza dell’ONU.

Il quadro giuridico è stato però rafforzato dal parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio 2024. La Corte ha stabilito che la presenza continuativa di Israele nei territori palestinesi occupati è illegittima e che le politiche adottate in Cisgiordania e a Gerusalemme Est comportano l’annessione di ampie parti del territorio. Ha inoltre affermato che gli insediamenti e il regime ad essi associato sono mantenuti in violazione del diritto internazionale.

La distinzione è decisiva: Albanese offre una lettura storico-politica fondata sul paradigma coloniale; la Corte stabilisce le conseguenze giuridiche dell’occupazione, degli insediamenti e dell’annessione.

Due livelli di analisi distinti
FonteFunzioneContributo al dossier
Francesca AlbaneseEsperta indipendente ONULettura coloniale, autodeterminazione ed economia dell’occupazione
Corte internazionale di giustiziaOrgano giudiziario principale dell’ONUConseguenze giuridiche di occupazione, insediamenti e annessione
OCHAUfficio umanitario ONUDati su violenza, demolizioni, restrizioni e sfollamenti

02 · Il meccanismo territoriale

Come funziona l’annessione senza dichiarazione

L’annessione di fatto non avviene attraverso un unico provvedimento. È il risultato cumulativo di decisioni territoriali, amministrative, militari ed economiche.

Gli avamposti aprono il territorio

Un avamposto può iniziare come presenza apparentemente informale: alcune abitazioni, un allevamento, una strada provvisoria o una struttura agricola. Successivamente possono arrivare protezione militare, collegamenti stradali, rete elettrica e idrica, finanziamenti pubblici o privati, restrizioni imposte ai palestinesi e riconoscimento amministrativo retroattivo.

L’insediamento non è quindi soltanto un gruppo di abitazioni. È uno strumento di controllo dello spazio circostante. Una presenza numericamente limitata può condizionare superfici molto più ampie attraverso zone di sicurezza, strade d’accesso, pascoli controllati e divieti imposti alle comunità palestinesi.

Le demolizioni restringono lo spazio palestinese

Nell’Area C, la possibilità per i palestinesi di ottenere autorizzazioni edilizie è estremamente limitata. Le strutture costruite senza permesso possono essere sottoposte a demolizione, comprese abitazioni, scuole, cisterne e infrastrutture agricole.

OCHA segnala che i permessi israeliani risultano quasi impossibili da ottenere per i palestinesi. Nel 2026, violenza dei coloni e demolizioni per mancanza di permesso avevano già provocato oltre 3.200 sfollati entro il 6 luglio: una media superiore a 17 persone al giorno, quasi doppia rispetto al triennio precedente.

Il meccanismo produce una disuguaglianza strutturale: da una parte vengono ampliate o successivamente regolarizzate comunità israeliane; dall’altra, le comunità palestinesi non riescono a costruire legalmente per soddisfare la propria crescita naturale.

Le strade ridisegnano la geografia

Checkpoint, cancelli, blocchi stradali e aree militari chiuse possono separare villaggi dai terreni agricoli, studenti dalle scuole, pazienti dagli ospedali, lavoratori dai centri economici e comunità palestinesi tra loro.

Il territorio formalmente rimane Cisgiordania, ma la sua continuità funzionale viene progressivamente compromessa. Uno Stato non è costituito soltanto da porzioni di terra: richiede continuità territoriale, accesso alle risorse, mobilità interna e controllo delle proprie frontiere. Se questi elementi vengono meno, la sovranità rimane nominale.

03 · Lo sfollamento

Lo sfollamento senza un ordine formale di espulsione

Uno degli aspetti centrali dell’analisi di Albanese è il rapporto tra appropriazione territoriale e rimozione della popolazione originaria.

Lo spostamento non deve necessariamente avvenire mediante un ordine scritto di espulsione. Può essere prodotto attraverso condizioni di vita che rendono impossibile rimanere: attacchi ripetuti, perdita dell’accesso ai pascoli, distruzione delle colture, confisca delle risorse idriche, demolizione delle abitazioni, chiusura delle strade e impossibilità di raggiungere scuole e strutture sanitarie.

OCHA utilizza l’espressione «ambiente coercitivo» per descrivere condizioni capaci di esercitare una pressione crescente sulle comunità. Tra gennaio 2023 e il 6 luglio 2026, 121 comunità palestinesi hanno subito uno sfollamento totale o parziale collegato agli attacchi dei coloni e alle restrizioni di accesso. Quarantasei risultavano completamente sfollate. Più di 6.200 persone, tra le quali oltre 3.000 bambini, erano state costrette ad abbandonare le proprie comunità in questo contesto.

Formalmente, queste famiglie possono apparire come persone che hanno deciso di trasferirsi. Materialmente, la decisione viene presa sotto la pressione della violenza, dell’isolamento e dell’impossibilità di sopravvivere economicamente.

È in questo passaggio che la violenza dei coloni assume una funzione territoriale: non rappresenta soltanto un insieme di aggressioni individuali, ma può produrre lo svuotamento di aree successivamente assorbite dagli insediamenti.

Indicatori OCHA al 6 luglio 2026
IndicatoreDato documentato
Sfollati nel 2026 per attacchi e demolizioniOltre 3.200
Media giornalieraPiù di 17 persone
Comunità sfollate totalmente o parzialmente dal 2023121
Comunità completamente sfollate46
Persone sfollate in questo contesto dal 2023Oltre 6.200, più di 3.000 minori

04 · L’economia

Dal controllo militare alla dipendenza economica

Nel rapporto del 2025, From economy of occupation to economy of genocide, Albanese estende l’analisi alle strutture economiche che consentono il mantenimento dell’occupazione.

La sua tesi è che un sistema territoriale di questa ampiezza non possa funzionare esclusivamente attraverso l’esercito. Richiede una rete economica composta da istituzioni finanziarie, imprese di costruzione, fornitori di macchinari, aziende tecnologiche, sistemi di sorveglianza, operatori energetici, imprese agricole, piattaforme turistiche e società che commercializzano prodotti e servizi provenienti dagli insediamenti.

Gli insediamenti necessitano di credito, abitazioni, strade, acqua, energia, telecomunicazioni e accesso ai mercati. Le demolizioni richiedono mezzi, tecnologie e contratti. Il controllo della popolazione richiede archiviazione dei dati, sistemi biometrici e infrastrutture digitali.

Il rapporto di Albanese non equipara automaticamente qualsiasi relazione economica con Israele a una responsabilità giuridica. Sostiene però che le imprese debbano verificare se le proprie attività contribuiscano materialmente al mantenimento di una situazione dichiarata illegittima dalla Corte internazionale di giustizia.

La responsabilità economica diventa quindi una questione centrale: l’annessione non è sostenuta soltanto dalle decisioni del governo israeliano, ma anche dalle strutture che la rendono finanziariamente e tecnicamente praticabile.

05 · Un processo unitario

Un solo processo tra Gaza e Cisgiordania

Nel rapporto Genocide as colonial erasure, Albanese interpreta quanto avviene a Gaza all’interno di una storia più ampia di frammentazione del popolo palestinese.

La sua analisi collega distruzione e spopolamento di Gaza, espansione degli insediamenti in Cisgiordania, isolamento di Gerusalemme Est, separazione territoriale delle comunità palestinesi ed esclusione dei rifugiati dal ritorno.

Questa impostazione è politicamente e giuridicamente contestata da Israele, che respinge le accuse di genocidio e colonialismo e sostiene che le proprie operazioni siano motivate da esigenze di sicurezza e dal conflitto con organizzazioni armate.

La posizione israeliana deve essere riportata, ma non elimina la necessità di verificare gli effetti territoriali delle politiche adottate. Anche senza assumere integralmente la qualificazione proposta da Albanese, rimane un dato documentabile: Gaza e Cisgiordania vengono progressivamente separate, mentre il territorio palestinese viene suddiviso in aree prive di continuità politica ed economica.

La frammentazione non indebolisce soltanto l’ipotesi di uno Stato palestinese. Indebolisce la possibilità stessa che i palestinesi possano agire come un unico soggetto politico.

06 · Europa

La contraddizione europea

L’Unione europea considera illegali gli insediamenti israeliani e continua formalmente a sostenere la soluzione dei due Stati. Nel maggio 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha inoltre imposto nuove misure restrittive contro quattro organizzazioni e tre individui collegati a gravi e sistematiche violazioni ai danni dei palestinesi in Cisgiordania.

La contraddizione consiste nel concentrare la risposta sui responsabili individuali senza intervenire in modo proporzionato sulle strutture politiche, finanziarie e commerciali che sostengono gli insediamenti.

Se l’Europa ritiene illegale l’appropriazione del territorio, dovrebbe garantire che le attività economiche europee non contribuiscano agli insediamenti, che i prodotti siano chiaramente identificati, che i finanziamenti non sostengano infrastrutture illegittime e che gli accordi con Israele non vengano applicati ai territori occupati.

Le sanzioni contro singoli coloni possono avere valore politico. Non modificano però il processo territoriale se il sistema complessivo continua a ricevere capitali, servizi e accesso ai mercati.

07 · Scenari

La progressiva scomparsa dei due Stati

La soluzione dei due Stati presuppone la nascita di uno Stato palestinese territorialmente continuo e politicamente sovrano. L’attuale evoluzione della Cisgiordania produce l’opposto: territorio frammentato, assenza di controllo delle frontiere, dipendenza economica, mobilità sottoposta ad autorizzazione, risorse non pienamente controllate, espansione permanente degli insediamenti e separazione tra Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est.

La soluzione dei due Stati può quindi sopravvivere nel linguaggio diplomatico anche dopo essere diventata territorialmente impraticabile. Questo permette alla comunità internazionale di dichiararsi favorevole a uno Stato palestinese senza affrontare le politiche che ne impediscono concretamente la realizzazione.

Annessione formale dell’Area C

Israele incorpora ufficialmente parti dell’Area C o i principali blocchi di insediamenti. La decisione provocherebbe una crisi diplomatica, ma renderebbe esplicito un processo già avanzato sul terreno.

Prosecuzione dell’annessione di fatto

È lo scenario meno costoso politicamente. Non viene proclamata alcuna annessione generale, ma proseguono espansione degli insediamenti, regolarizzazione degli avamposti e trasferimento dei poteri amministrativi.

Enclave palestinesi senza sovranità

Le principali città palestinesi continuano ad amministrare alcuni servizi locali, mentre Israele mantiene il controllo del territorio circostante, delle frontiere, della sicurezza e delle principali risorse. Il risultato sarebbe un’autonomia amministrativa frammentata, non uno Stato sovrano.

Superamento del paradigma dei due Stati

Se la separazione territoriale diventa definitivamente impossibile, il confronto politico potrebbe spostarsi dalla creazione di due Stati alla richiesta di uguali diritti civili e politici all’interno di un unico spazio controllato da Israele. Il conflitto si trasformerebbe da disputa territoriale tra due aspirazioni nazionali a questione di uguaglianza giuridica, rappresentanza e regime politico.

08 · Conclusioni

Conclusioni e considerazioni chiave

L’annessione della Cisgiordania non deve necessariamente essere annunciata davanti alla Knesset o accompagnata da una nuova carta geografica. Può essere realizzata attraverso la somma di decisioni apparentemente separate: un nuovo avamposto, una strada chiusa, una casa demolita, un pascolo sottratto, una comunità costretta a partire e un insediamento successivamente regolarizzato.

Gli studi di Francesca Albanese offrono una chiave per leggere queste decisioni come componenti di un unico processo coloniale. Questa interpretazione deve essere presentata come il lavoro di un’esperta indipendente delle Nazioni Unite, con le relative contestazioni, ma non può essere liquidata come una semplice posizione politica.

I dati di OCHA documentano l’aumento degli attacchi, delle demolizioni e degli sfollamenti. La Corte internazionale di giustizia ha stabilito l’illegittimità della presenza israeliana continuativa e delle politiche di annessione. Il sistema economico internazionale continua tuttavia a fornire parte delle risorse necessarie al mantenimento di questa struttura.

La domanda decisiva non è quindi se l’annessione avverrà in futuro. La domanda è se la comunità internazionale continuerà ad attendere una dichiarazione formale mentre l’annessione viene completata materialmente sul terreno.

Se la Cisgiordania viene trasformata in un insieme di enclave palestinesi circondate da territorio controllato da Israele, la soluzione dei due Stati non sarà stata respinta ufficialmente. Sarà stata svuotata geograficamente fino a renderla impossibile.

Fonti e documenti

Fonti consultate

Francesca Albanese · A/77/356Autodeterminazione e natura dell’occupazione, 2022Francesca Albanese · A/79/384Genocide as colonial erasure, 2024Francesca Albanese · A/HRC/59/23From economy of occupation to economy of genocide, 2025Corte internazionale di giustiziaParere consultivo del 19 luglio 2024OCHASfollamenti e violenza in Cisgiordania, 10 luglio 2026Consiglio dell’Unione europeaNuove misure restrittive, 28 maggio 2026