Il 12 settembre 2026 i BRICS hanno nominato il meccanismo. Non si sono limitati a criticare generiche tensioni commerciali: hanno condannato le misure coercitive unilaterali, comprese le sanzioni secondarie, e ne hanno indicato gli effetti su sviluppo, salute e sicurezza alimentare. Nello stesso testo, però, l’alternativa materiale al circuito occidentale viene descritta con verbi prudenti: studiare, discutere, esplorare. La frattura politica è reale; la separazione finanziaria non lo è ancora.
1. Il Fatto & La Manovra Egemonica
Fatto documentato. I leader riuniti a New Delhi hanno adottato all’unanimità una dichiarazione di 140 punti. Il paragrafo 22 condanna le misure coercitive unilaterali contrarie al diritto internazionale e cita espressamente sanzioni economiche e sanzioni secondarie non autorizzate dal Consiglio di Sicurezza. Reuters e Associated Press hanno confermato l’adozione e hanno collegato il passaggio alla pressione statunitense sull’Iran e alle sanzioni occidentali contro la Russia.
Dichiarazione, non atto esecutivo. Il testo non abroga una sanzione, non obbliga banche o imprese a ignorarla e non istituisce una protezione giuridica automatica. Produce consenso politico e una cornice negoziale comune. La distinzione è decisiva: denunciare l’extraterritorialità non significa aver neutralizzato l’accesso al dollaro, ai conti corrispondenti, al mercato assicurativo o alla tecnologia occidentale.
La manovra egemonica contestata. Una sanzione primaria vincola i soggetti sottoposti alla giurisdizione dello Stato che la emette. La sanzione secondaria mira invece a condizionare imprese e banche di paesi terzi: continuare a commerciare con il bersaglio può significare perdere l’accesso al mercato americano, ai dollari o alle relazioni corrispondenti. È lawfare economica perché usa la centralità dell’infrastruttura finanziaria, non soltanto il confine nazionale, per imporre obbedienza commerciale.
Il contesto mediorientale. Il documento esprime “profonda preoccupazione” per l’escalation e chiede moderazione senza nominare direttamente Stati Uniti, Israele o Iran. Condanna gli attacchi deliberati a infrastrutture civili e impianti nucleari pacifici sotto salvaguardie AIEA; chiede flussi energetici regolari e accesso umanitario a Gaza. L’omissione dei responsabili nel passaggio generale è il prezzo del consenso fra Iran, Cina e Russia da un lato e partner di Washington come Emirati Arabi Uniti e India dall’altro.
Che cosa cambia davvero
- Atto: condanna politica unanime delle sanzioni secondarie e delle misure non autorizzate dall’ONU.
- Meccanismo annunciato: pagamenti transfrontalieri più interoperabili e maggiore uso delle valute locali.
- Infrastruttura non ancora compiuta: nessuna moneta BRICS, nessun sistema unico obbligatorio, nessuna rete di riassicurazione già sostitutiva dei mercati occidentali.
- Effetto probabile: più commercio bilaterale fuori dal dollaro, non una rapida fine della sua centralità.
2. I Vettori di Controllo
Pagamenti. Il paragrafo 90 riconosce il lavoro della BRICS Payment Task Force sull’interoperabilità dei canali di pagamento e messaggistica. Ma il mandato resta esplorativo: il documento parla di studi, discussioni e soluzioni future, rispettando le priorità nazionali e ammettendo che non esiste un modello unico. Questa formula protegge la sovranità dei membri; allo stesso tempo impedisce una rottura rapida e centralizzata.
Valute locali. Regolare una parte degli scambi in yuan, rupie, rubli, real o dirham riduce la necessità di dollari nella singola transazione. Non elimina però il rischio di cambio, la necessità di asset liquidi di riserva, le compensazioni internazionali né la dipendenza delle imprese dai mercati occidentali. L’Iran chiede più velocità perché subisce il costo immediato delle sanzioni; India ed Emirati hanno interesse a diversificare senza sacrificare i rapporti finanziari e strategici con Washington.
Assicurazione e shipping. Il paragrafo 92 propone un ecosistema assicurativo BRICS più autosufficiente, un possibile Insurance Resilience Centre e un Risk Lab indiano. Anche qui i termini sono “discussioni”, “interesse” e partecipazione volontaria. Il punto è strategico: una nave può trovare compratore e valuta, ma senza copertura assicurativa, riassicurazione, classificazione, certificazioni e accesso portuale il carico resta esposto. La finanza della rotta vale quanto la rotta stessa.
Investimenti e depositari. La New Investment Platform e il dialogo su infrastrutture di regolamento e deposito non sono ancora un mercato dei capitali comune. Regole, controlli valutari, trasparenza, sanzioni domestiche e rivalità strategiche restano differenti. Il blocco possiede massa economica; non dispone ancora di un’unica autorità capace di trasformarla in potere monetario coerente.
Energia. La dichiarazione collega sicurezza energetica, continuità dei flussi e protezione delle infrastrutture. Con Hormuz e Bab el-Mandeb sotto pressione, questa non è una formula astratta: Iran, Emirati e altri produttori siedono nello stesso blocco di India e Cina, grandi importatori. Il loro interesse comune è sottrarre il commercio energetico alla capacità di veto occidentale; i loro interessi su prezzo, sicurezza e alleanze restano però divergenti.
3. Mappa dei Rapporti di Forza & Resistenza/Sottomissione
Iran e Russia cercano protezione. Sono i membri con l’urgenza maggiore di trasformare il dissenso politico in canali di pagamento, credito, assicurazione e logistica difficili da sanzionare. Per loro l’autonomia finanziaria è una necessità operativa, non un progetto identitario.
Cina costruisce centralità. Pechino beneficia dell’espansione dello yuan e dell’interoperabilità fra sistemi nazionali, ma non ha interesse a importare senza limiti il rischio sanzionatorio dei partner. L’alternativa cinese può ridurre il monopolio americano mentre aumenta l’asimmetria interna ai BRICS: chi fornisce liquidità, mercato e infrastruttura di pagamento acquisisce potere sugli altri membri.
India bilancia. New Delhi ospita il vertice, ottiene consenso e propone piattaforme tecniche, ma rifiuta la rappresentazione dei BRICS come alleanza antioccidentale. La sua strategia è massimizzare opzioni: energia e relazioni con Russia e Iran, commercio con la Cina, tecnologia, investimenti e difesa con Stati Uniti ed Europa. Una rottura monetaria rigida ridurrebbe quella libertà.
Emirati Arabi Uniti proteggono il ruolo di snodo. Abu Dhabi aderisce alla critica delle sanzioni, ma il dirham resta ancorato al dollaro e il Golfo dipende da sicurezza, finanza e tecnologia americane. Il suo interesse è diventare ponte fra circuiti, non scegliere prematuramente un solo campo.
Washington mantiene il vantaggio infrastrutturale. Gli Stati Uniti non devono controllare ogni transazione. È sufficiente che banche, assicuratori e imprese temano l’esclusione dal mercato più profondo, dalla valuta di riserva e dalle relazioni corrispondenti. Il de-risking anticipa l’atto formale: soggetti privati interrompono rapporti anche oltre ciò che la legge impone. Questo moltiplica la portata del potere americano.
Israele è pertinente sul piano regionale, non monetario. La convergenza Washington–Tel Aviv incide sulla guerra con l’Iran, sulla protezione diplomatica e sulla posizione dei BRICS su Gaza e sugli impianti nucleari. Non emerge però dai documenti esaminati un ruolo israeliano nella definizione dell’infrastruttura BRICS dei pagamenti. Costruire quel collegamento sarebbe artificiale.
4. Cui Prodest?
Vince politicamente il Sud globale. La condanna unanime sposta le sanzioni secondarie dal lessico tecnico della compliance a quello dei rapporti di forza. Iran e Russia ottengono legittimità diplomatica; India dimostra capacità di mediazione; Cina consolida il proprio ruolo di polo alternativo.
Vince ancora il dollaro nel breve periodo. Il testo mostra ciò che manca: una rete comune già operativa, liquidità condivisa, riassicurazione capiente, standard di compliance accettati e un mercato sicuro nel quale detenere eccedenze. Finché l’alternativa resta volontaria e frammentata, la minaccia di esclusione americana conserva efficacia.
Pagano gli Stati bersaglio e gli intermediari. Le popolazioni di Iran e Russia subiscono inflazione, scarsità e costi di transazione; banche e importatori di paesi terzi pagano il premio di rischio; produttori e consumatori globali assorbono noli, assicurazioni e rotte più lunghe. La coercizione viene trasferita lungo la filiera.
Il limite della dichiarazione è anche la sua verità. I BRICS non hanno annunciato una moneta comune né l’uscita collettiva dal dollaro. Hanno riconosciuto che la sovranità politica senza infrastruttura finanziaria resta condizionata. New Delhi segna quindi un passaggio: il blocco ha trovato le parole comuni contro il lawfare occidentale, ma non ha ancora costruito la macchina capace di impedirlo. La prossima prova non sarà un’altra dichiarazione. Sarà una nave assicurata, una banca protetta e un pagamento regolato senza chiedere permesso al circuito che si vuole contestare.
Fonti
- Governo dell’India — Dichiarazione BRICS di New Delhi, 12 settembre 2026
- Reuters, 12 settembre 2026 — adozione unanime, Medio Oriente e misure commerciali unilaterali
- Associated Press, 12 settembre 2026 — sanzioni, posizioni dei membri e divergenze interne
- Swift — struttura e funzione della rete globale di messaggistica finanziaria
Nota metodologica. La dichiarazione ufficiale prova l’impegno politico e l’esistenza dei tavoli tecnici; non prova che un sistema finanziario alternativo sia già operativo. Reuters e AP confermano il contesto e le divergenze. Le valutazioni sui beneficiari e sui limiti sono analisi dell’autore.
