Per i vertici dell’intelligence tedesca la domanda non è più se la Russia eserciti pressione sotto la soglia della guerra, ma quanto rapidamente quella pressione possa produrre violenza. Nell’audizione pubblica del 5 ottobre al Bundestag, il presidente del BND Martin Jäger ha definito Mosca il più pericoloso avversario della Germania e ha parlato di una “guerra ombra”. Nello stesso intervento ha però escluso che vi siano indicazioni di un grande attacco militare imminente contro un membro della NATO.
Fatto e inquadramento
Il dato primario è l’audizione annuale davanti al Comitato parlamentare di controllo. Con Jäger sono comparsi Sinan Selen, presidente dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, e Martina Rosenberg, presidente del servizio di controspionaggio militare. Il resoconto ufficiale del Bundestag registra una valutazione comune: la Russia è il principale avversario per la sicurezza tedesca, amplia in modo documentato le attività ibride contro le democrazie europee e mette alla prova sovranità, istituzioni e infrastrutture.
Jäger ha affermato che la situazione prevista nel 2025 si è pienamente materializzata e che le minacce contro obiettivi tedeschi sono reali e attuali. Reuters ha confermato il passaggio più sensibile: il BND non vede piani per un’offensiva convenzionale su larga scala contro la NATO, ma considera possibili attività militari di bassa intensità, soprattutto nei Paesi baltici.
Queste frasi appartengono a categorie diverse. È un fatto che i tre capi dei servizi abbiano espresso pubblicamente questa valutazione. È una valutazione d’intelligence la probabilità di operazioni russe future. È un’attribuzione — da sostenere caso per caso con prove tecniche e giudiziarie — collegare singoli incendi, intrusioni, droni o sabotaggi alla catena di comando russa. È un’interpretazione editoriale sostenere che Berlino stia ridefinendo il confine politico tra pace e guerra.
- Accertato: audizione pubblica il 5 ottobre 2026; BND, BfV e MAD indicano la Russia come minaccia principale.
- Dichiarato dal BND: minacce contro obiettivi tedeschi reali; conflitto violento possibile; attività a bassa intensità ipotizzabili nel Baltico.
- Negato dal BND: nessuna indicazione di un imminente grande attacco convenzionale russo a uno Stato NATO.
- Da provare nei singoli casi: autore materiale, mandante statale e nesso operativo di ogni episodio ibrido.
Che cosa significa “guerra ombra”
Il concetto non designa una nuova categoria giuridica automatica. Descrive una strategia: produrre danno politico, economico o militare restando sotto la soglia che renderebbe inevitabile una risposta armata collettiva. Cyberoperazioni, sabotaggio di infrastrutture, reclutamento di intermediari, disinformazione, interferenza elettorale e sorvoli di droni possono essere combinati senza assumere pubblicamente la responsabilità.
L’ambiguità è la leva centrale. Se l’attacco è troppo limitato per giustificare l’uso della forza, ma abbastanza frequente da imporre costi, lo Stato bersaglio deve scegliere tra assorbire il danno, rispondere in segreto o rischiare un’escalation sulla base di prove che non può rendere pubbliche. Kaja Kallas ha richiamato lo stesso problema al Parlamento europeo: indagine, attribuzione e comunicazione pubblica sono decisive perché una risposta comune richiede una base condivisa, non soltanto sospetti.
Interessi e rapporti di forza
Per Mosca, una campagna sotto soglia può ridurre il sostegno europeo all’Ucraina, dividere gli alleati e costringere governi e imprese a spendere di più per proteggere reti, porti, ferrovie e comunicazioni. La Germania è un bersaglio ad alto rendimento: è la maggiore economia europea, un nodo logistico della NATO e uno dei principali sostenitori di Kiev.
Per il governo tedesco, il linguaggio della “guerra ombra” prepara consenso per maggiori poteri, bilanci e capacità operative dei servizi. Questa esigenza può essere reale senza essere neutrale: ogni espansione del segreto, della sorveglianza o dell’azione preventiva modifica il rapporto tra sicurezza, controllo parlamentare e diritti. Per gli Stati baltici, invece, la linea dura di Berlino riduce il divario tra la loro percezione della minaccia e quella dell’Europa occidentale.
| Attore | Obiettivo | Leva | Vincolo |
|---|---|---|---|
| Russia | Indebolire sostegno a Kiev e coesione NATO | Negabilità, intermediari, cyber e sabotaggi | Rischio di attribuzione credibile e risposta collettiva |
| Germania | Proteggere infrastrutture e libertà decisionale | Intelligence, polizia, sanzioni e resilienza | Prove pubblicabili, legalità e controllo parlamentare |
| UE | Coordinare attribuzione e sanzioni | Quadri restrittivi, scambio informativo, mercato unico | Consenso politico diseguale tra Stati |
| NATO e Baltici | Deterrenza senza escalation automatica | Articolo 5, presenza avanzata, pianificazione | Definire quando una sequenza ibrida diventa attacco armato |
Lawfare e diritto: chi decide quando comincia un attacco
L’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico non si attiva per ogni atto ostile. Richiede che gli alleati riconoscano un “attacco armato” e decidano quali misure ritengono necessarie. La NATO ha chiarito che anche un cyberattacco o un’operazione ibrida di particolare gravità può condurre alla consultazione e, caso per caso, alla difesa collettiva. Non esiste però una soglia numerica pubblica.
Questo vuoto operativo è uno spazio di lawfare. Mosca può sfruttare categorie del diritto interno, segretezza delle prove e lentezza dell’assistenza giudiziaria. Berlino, a sua volta, può rispondere con incriminazioni per spionaggio e sabotaggio, espulsioni, congelamento di beni e sanzioni europee senza riconoscere uno stato di guerra. Il diritto diventa così parte della deterrenza: attribuire pubblicamente non serve soltanto a punire, ma a costruire il consenso necessario per misure comuni.
Il rischio opposto è trasformare l’intelligence in prova autosufficiente. Una valutazione classificata può giustificare precauzioni, ma non dovrebbe eliminare la verifica parlamentare o giudiziaria. La distinzione tra sospetto, attribuzione politica e responsabilità penale resta la barriera contro un’espansione incontrollata dei poteri di sicurezza.
Il Baltico come zona di prova
Il riferimento di Jäger ad attività militari di bassa intensità nel Baltico non equivale a una previsione certa. Segnala però il punto più vulnerabile dell’alleanza: spazio aereo e marittimo ristretto, infrastrutture sottomarine, confini con Russia e Bielorussia, comunità esposte alla disinformazione e tempi di decisione brevi. Un incidente limitato può essere deliberatamente ambiguo e, proprio per questo, politicamente esplosivo.
La deterrenza dipenderà meno da una singola dichiarazione che dalla capacità di condividere prove, proteggere infrastrutture e rispondere in modo proporzionato. Se ogni episodio viene trattato isolatamente, la somma delle operazioni resta sotto la soglia. Se viene aggregato in una campagna attribuibile, cresce la base politica per sanzioni, operazioni di contrasto e rafforzamento militare.
Scenari
| Scenario | Indicatore | Conseguenza |
|---|---|---|
| Pressione persistente sotto soglia | Sabotaggi e cyberattacchi dispersi, attribuzioni incomplete | Costi crescenti senza risposta NATO automatica |
| Attribuzione coordinata UE | Prove condivise e comunicazione comune | Sanzioni mirate, espulsioni e controspionaggio rafforzato |
| Incidente baltico limitato | Interferenza militare con vittime o danno strategico | Consultazioni articolo 4 e test della soglia dell’articolo 5 |
| Escalation controllata | Risposta occidentale proporzionata e canali militari aperti | Deterrenza più credibile, ma rischio di errore di calcolo |
La tesi: la pace non è più l’assenza di guerra
La svolta tedesca è soprattutto concettuale. Per decenni Berlino ha separato nettamente sicurezza interna, intelligence estera e difesa militare. La “guerra ombra” dissolve questa divisione: una rete ferroviaria, un cavo, una campagna elettorale o un deposito logistico diventano parti dello stesso teatro.
La minaccia non va né minimizzata né trasformata in certezza. Il BND stesso esclude elementi di un’imminente offensiva convenzionale. Ma proprio questa precisazione rafforza il punto: il problema indicato da Jäger non è l’arrivo dei carri armati, è una conflittualità permanente progettata per non superarne la soglia. La risposta efficace richiede prove, resilienza e controllo democratico; senza questi tre elementi, l’Europa rischia di perdere libertà sia cedendo alla pressione russa sia reagendo con poteri eccezionali senza limite.
Fonti
- Deutscher Bundestag, resoconto ufficiale dell’audizione: “Nachrichtendienste sehen Russland als gefährlichsten Gegner”, 5 ottobre 2026
- Deutscher Bundestag, pagina e video dell’audizione pubblica dei vertici dei servizi, 5 ottobre 2026
- Reuters, “Germany at risk of violent conflict with Russia, intelligence chief says”, 5 ottobre 2026
- Tagesschau, conferma indipendente e contesto sui poteri dei servizi, 5 ottobre 2026
- EEAS, dichiarazione di Kaja Kallas sulle operazioni ibride russe e sull’attribuzione, 15 settembre 2026
- NATO, Collective defence and Article 5
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