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Lajes, la base americana che porta la guerra all’Iran davanti ai giudici

La procura portoghese indaga sull’uso statunitense della base delle Azzorre. Il punto non è soltanto se i voli fossero autorizzati: è quando la logistica di un alleato trasforma il territorio nazionale in parte della guerra.

Emir Alili11 min di lettura
Illustrazione editoriale generata: un aereo militare statunitense sulla base di Lajes, nelle Azzorre
Illustrazione editoriale generata con intelligenza artificiale. La scena è simbolica e non documenta uno specifico transito militare.

La base di Lajes non è più soltanto una piattaforma logistica dell’alleanza atlantica: è diventata il luogo in cui il Portogallo deve spiegare giuridicamente la propria partecipazione indiretta alla guerra statunitense contro l’Iran. Il 3 ottobre la Procura generale portoghese ha confermato l’apertura di un’indagine dopo una denuncia del Bloco de Esquerda. Un’inchiesta non prova un illecito, ma incrina l’idea che il transito di aerei militari alleati sia una scelta tecnica senza responsabilità politica.

Fatto e inquadramento

Secondo la dichiarazione della Procura generale riportata da Reuters il 3 ottobre, è stato aperto un procedimento sull’uso statunitense della base aerea di Lajes, nell’isola di Terceira. L’iniziativa segue una denuncia presentata in aprile dal Bloco de Esquerda, che contesta la compatibilità dei transiti legati alla guerra contro l’Iran con il diritto portoghese e internazionale. La procura non ha reso pubblici né il perimetro investigativo né ipotesi di reato definite.

Lajes ospita una presenza militare statunitense di lunga durata ed è un nodo di rifornimento, transito e supporto fra Nord America, Europa, Africa e Medio Oriente. Il rapporto bilaterale del 1951 consente l’uso della base in tempo di pace; durante le ostilità, secondo la ricostruzione del governo portoghese e di Reuters, le missioni richiedono l’approvazione di Lisbona.

Cosa è accertato e cosa resta da provare
  • Fatto: il 3 ottobre la Procura generale ha confermato l’apertura dell’indagine.
  • Fatto: al 7 aprile il Portogallo aveva autorizzato 76 atterraggi e 25 sorvoli statunitensi collegati alla guerra, rifiutando alcune richieste.
  • Condizione dichiarata: Lisbona ha subordinato le autorizzazioni all’assenza di attacchi contro infrastrutture civili.
  • Posizione del governo: il ministro degli Esteri Paulo Rangel sostiene che l’uso sia legale, difensivo, necessario e proporzionato.
  • Accusa politica: il Bloco de Esquerda ritiene che il territorio portoghese abbia facilitato una guerra illegale.
  • Questione aperta: l’inchiesta deve stabilire fatti, catena autorizzativa e rilevanza giuridica; non ha ancora accertato responsabilità.

La cronologia conta. Il 23 febbraio Lisbona sosteneva che l’attività statunitense rientrasse nell’accordo bilaterale e non richiedesse autorizzazione preventiva in tempo di pace. Con l’avvio delle ostilità, il governo ha riconosciuto la necessità di approvare caso per caso le richieste. Il 4 marzo il primo ministro Luís Montenegro difendeva questa scelta in contrasto con la Spagna, che aveva negato richieste analoghe.

Interessi e rapporti di forza

Per Washington, Lajes riduce distanza, tempi e dipendenza da corridoi più esposti. Non è necessario che dalla base parta un attacco per renderla strategica: rifornimento, scalo, rotazione degli equipaggi e trasporto di materiali sostengono la capacità operativa complessiva. Il valore delle Azzorre nasce dalla geografia prima ancora che dalle armi.

Per Lisbona, la base garantisce peso nel rapporto con gli Stati Uniti e nella NATO, investimenti locali e centralità atlantica. Lo stesso vantaggio produce però un costo: il governo non può presentarsi come semplice spettatore se autorizza transiti durante un conflitto. La sovranità riappare proprio nel momento in cui occorre assumere la decisione.

AttoreInteresseLevaEsposizione
Stati UnitiMantenere il ponte logistico atlantico verso il teatro iranianoPresenza militare, accordo bilaterale, alleanza NATODipendenza dall’autorizzazione portoghese durante le ostilità
Governo portogheseConservare l’alleanza senza assumere corresponsabilità illimitataPermessi, condizioni operative, facoltà di rifiutoControllo giudiziario e responsabilità politica
ProcuraVerificare legalità e catena decisionaleAcquisizione di atti e accertamento dei fattiInformazioni militari riservate e forte pressione politica
IranContestare la rete logistica avversariaArgomenti giuridici, diplomatici e deterrenzaRischio di ampliare la definizione dei Paesi coinvolti
Opposizione portogheseImporre trasparenza e limiti all’assistenza militareDenuncia, Parlamento, opinione pubblicaDeve dimostrare il nesso fra transiti e condotte illecite

Il dettaglio più rilevante è che alcune richieste sono state respinte. Questo dimostra che il margine portoghese non era puramente formale. Se Lisbona poteva dire no, ogni sì diventa una scelta imputabile allo Stato, da valutare alla luce delle informazioni disponibili al momento dell’autorizzazione.

Lawfare e diritto: autorizzare non significa assolvere

L’indagine deve tenere distinti almeno tre piani. Il primo è il diritto interno: chi aveva competenza ad autorizzare i voli, quali procedure erano necessarie e quali informazioni sono state richieste a Washington. Il secondo è il trattato bilaterale su Lajes: quali attività copre e quando scatta l’approvazione portoghese. Il terzo è il diritto internazionale: se e in quale misura l’assistenza logistica possa comportare responsabilità per un atto internazionalmente illecito.

La NATO non offre un’autorizzazione generale per qualunque operazione di un alleato. L’appartenenza all’Alleanza e l’accordo sulla base spiegano la cooperazione, ma non sostituiscono la verifica sull’operazione concreta. Allo stesso modo, la qualificazione governativa di missione “difensiva” è una posizione politica e giuridica da provare, non una formula che chiude il controllo.

La condizione portoghese — nessun attacco contro infrastrutture civili — è significativa ma insufficiente da sola. Il diritto dei conflitti armati non protegge soltanto gli edifici civili: impone distinzione, proporzionalità e precauzioni. Inoltre la legalità dell’uso della forza e la legalità della condotta delle ostilità sono questioni diverse. Una missione può colpire un obiettivo militare e restare contestata sul piano del ricorso alla forza.

Per attribuire responsabilità non basta la vicinanza politica. Occorrono il tipo di assistenza, il nesso operativo, la conoscenza delle circostanze e le norme applicabili. L’inchiesta può quindi concludersi senza accuse, accertare irregolarità procedurali oppure aprire un conflitto più ampio sulla complicità statale. Presentarla già come condanna sarebbe scorretto quanto ridurla a un atto simbolico.

Scenari

ScenarioSegnaleConseguenza
ArchiviazionePermessi conformi e assenza di nesso con condotte illeciteIl governo rivendica la correttezza del sistema esistente
Trasparenza rafforzataPubblicazione di criteri, numeri e motivi dei rifiutiLajes resta operativa ma con controllo politico maggiore
Limiti alle missioniNuove condizioni o sospensione di categorie di transitoWashington deve ridisegnare parte della logistica atlantica
Accertamento di irregolaritàViolazioni procedurali o informazioni incompleteResponsabilità interne e revisione dell’accordo applicativo
Contenzioso sulla complicitàProve di assistenza consapevole a condotte illeciteLa questione supera Lajes e investe gli alleati europei

La tesi: la logistica è già politica estera

Lajes rende visibile ciò che le guerre contemporanee tendono a nascondere: fra chi attacca e chi resta neutrale esiste una rete di aeroporti, carburante, permessi, intelligence e corridoi. Ogni segmento sembra ausiliario; insieme, quei segmenti rendono possibile la campagna militare.

Il caso portoghese non dimostra ancora un illecito, ma dimostra una responsabilità decisionale. Le autorizzazioni non sono state automatiche, alcune richieste sono state negate e il governo ha imposto condizioni. Lisbona ha quindi esercitato sovranità. Ora la procura deve verificare se quella sovranità sia stata esercitata secondo diritto.

La vera posta in gioco supera le Azzorre. Se un alleato può separare indefinitamente il proprio territorio dalle operazioni che esso rende possibili, la responsabilità evapora lungo la catena logistica. Se invece ogni autorizzazione deve essere motivata e controllabile, le basi straniere cessano di essere zone politicamente neutre. La guerra passa da Lajes; per questo, oggi, passa anche davanti ai giudici portoghesi.

Fonti

Nota metodologica: fonti e collegamenti verificati il 4 ottobre 2026. L’apertura dell’indagine è un fatto; le accuse del Bloco de Esquerda e le tesi di legalità del governo sono posizioni contrapposte, non conclusioni giudiziarie. La copertina è un’illustrazione generata, non una fotografia documentaria.

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