Gaza è dentro il decreto, dentro il registro e dentro la geografia ufficiale del voto. Questo non significa ancora che potrà votare. Le elezioni legislative palestinesi del 28 novembre misureranno la capacità di Mahmoud Abbas di trasformare una convocazione formale in rappresentanza reale. La prova più severa non è il calendario: è la possibilità materiale e politica di aprire seggi nella Striscia.
Fatto e inquadramento: il voto è legislativo e la data è il 28 novembre
Il 9 luglio 2026 un decreto presidenziale ha convocato le terze elezioni legislative palestinesi in Cisgiordania, Gerusalemme Est compresa, e nella Striscia di Gaza. Il voto è fissato al 28 novembre 2026 per eleggere 132 membri del Consiglio legislativo. Non si tratta di elezioni presidenziali né del Consiglio nazionale palestinese.
La procedura è già operativa. La Commissione elettorale centrale ha aperto le candidature il 26 settembre; sei liste hanno depositato una richiesta nel primo giorno. Deposito non significa ammissione: la Commissione deve verificare requisiti, documenti e firme prima della decisione finale. Le candidature si chiuderanno il 7 ottobre, la campagna è prevista dal 6 al 26 novembre, i risultati tra il 29 e il 30 novembre.
Il dato più importante è ufficiale: la Commissione registra 1.239.652 aventi diritto nella Striscia, su circa 2,97 milioni complessivi. Indica inoltre distretti di voto per Nord Gaza, Gaza e Khan Younis e consente di presentare le liste anche nell’ufficio di Deir al-Balah. Sono elementi che smentiscono l’idea di un’esclusione già decisa. Non provano però che l’accesso sarà effettivo il giorno del voto.
Box dati: la macchina elettorale
- 28 novembre 2026: giorno del voto legislativo.
- 132: seggi del Consiglio legislativo.
- 2,97 milioni: aventi diritto stimati dalla Commissione.
- 1.239.652: aventi diritto registrati nella Striscia di Gaza.
- 26 settembre–7 ottobre: finestra per le candidature.
- Sei liste: domande depositate nel primo giorno, ancora soggette a verifica.
Interessi e rapporti di forza: Abbas convoca, l’accesso decide
Per Abbas, eletto presidente nel 2005, il voto offre la possibilità di ricostruire una legittimazione istituzionale consumata da anni senza elezioni legislative. Ma convocare non basta. Se la partecipazione fosse ampia in Cisgiordania e soltanto nominale a Gaza, il nuovo Consiglio nascerebbe con una frattura territoriale incorporata.
Per Fatah, la procedura può consolidare il ruolo dell’Autorità palestinese come centro riconosciuto della rappresentanza. Per Hamas, il nodo non è soltanto decidere se partecipare: è anche rispettare condizioni che richiedono ai candidati di aderire all’OLP come unico rappresentante legittimo e al suo programma politico e nazionale. Alla verifica del 27 settembre non risulta una dichiarazione primaria recente che confermi la partecipazione di Hamas a queste elezioni legislative. La disponibilità attribuita in precedenza non viene quindi trattata come fatto.
Per la popolazione di Gaza, il beneficio non è automatico. Essere contati nel registro significa possedere un titolo amministrativo; poter raggiungere un seggio, ricevere informazioni, candidarsi e votare in sicurezza significa esercitare il diritto. Chi controlla accessi, territorio, sicurezza e circolazione dei materiali dispone perciò di leve che vanno oltre le regole elettorali.
| Attore | Interesse | Leva decisiva |
|---|---|---|
| Presidenza Abbas e Fatah | Rinnovare legittimità e centralità dell’Autorità palestinese | Calendario, regole, amministrazione e capacità di includere Gaza |
| Commissione elettorale | Organizzare un voto verificabile in tutti i territori indicati dal decreto | Registri, seggi, materiali, personale e accreditamento |
| Hamas e altre fazioni | Decidere partecipazione, boicottaggio o sostegno indiretto | Controllo politico e di sicurezza in parti della Striscia; consenso organizzato |
| Israele | Conservare controllo su movimenti, accessi e sicurezza | Frontiere, permessi, territorio e circolazione di materiali e persone |
| Elettori palestinesi | Trasformare iscrizione formale in rappresentanza | Partecipazione, se l’accesso viene reso realmente possibile |
Cui prodest? Un voto pienamente accessibile rafforzerebbe gli elettori e un’istituzione rappresentativa rinnovata. Un voto parziale favorirebbe invece chi possiede già apparati, riconoscimento esterno o controllo territoriale: potrebbe rivendicare un risultato senza sciogliere la crisi della rappresentanza.
Lawfare e diritto: le regole includono e selezionano
La procedura si basa sul decreto-legge elettorale del 2007 e su liste chiuse proporzionali. Ogni lista deve presentare tra 16 e 132 candidati, ottenere 3.000 firme di elettori e rispettare una quota femminile: almeno una donna nei primi tre posti e poi una ogni tre. Il sistema produce rappresentanza attraverso liste nazionali, non candidature individuali.
Le condizioni ufficiali di candidatura hanno però un contenuto politico: ogni candidato deve impegnarsi al riconoscimento dell’OLP come rappresentante unico e legittimo del popolo palestinese, al suo programma e alle decisioni internazionali pertinenti. Per i sostenitori della regola è una garanzia di coerenza istituzionale. Per i critici può diventare una soglia capace di filtrare avversari prima della competizione. Il test non è soltanto ciò che la norma dice, ma come sarà applicata alle liste.
Gaza non è giuridicamente cancellata dal processo: il decreto la include, il registro la conta e la Commissione accetta candidature a Deir al-Balah. Il rischio di esclusione è operativo e politico. Deve essere documentato con seggi effettivamente aperti, distribuzione dei materiali, libertà di movimento, informazione accessibile, osservazione e possibilità di campagna. Prima di quei riscontri, dire che Gaza è già esclusa sarebbe prematuro; dire che la sua partecipazione è garantita sarebbe altrettanto infondato.
Il precedente locale mostra entrambe le facce. Il 25 aprile Deir al-Balah ha votato alle municipali, prima consultazione nella Striscia dal 2006. Secondo Reuters, l’affluenza a Gaza fu circa il 23% e parte delle urne e delle attrezzature incontrò restrizioni israeliane all’ingresso. Quel test prova che un voto limitato è possibile; non dimostra che una consultazione legislativa estesa a tutta la Striscia sia già logisticamente assicurata.
| Livello | Evidenza disponibile | Ciò che resta da verificare |
|---|---|---|
| Decreto | Gaza è inclusa nel territorio elettorale | Continuità della decisione fino al 28 novembre |
| Registro | 1.239.652 aventi diritto nella Striscia | Aggiornamento e accessibilità delle liste per gli sfollati |
| Candidature | Deposito possibile anche a Deir al-Balah | Liste ammesse, pluralismo reale e partecipazione delle fazioni |
| Seggi | La Commissione elenca distretti di Gaza | Sedi funzionanti, personale, materiali e osservatori |
| Voto | Data e orari sono fissati | Libertà, sicurezza e accesso effettivo degli elettori |
Scenari: tre modi in cui il 28 novembre può cambiare significato
Voto nazionale praticabile. Seggi e materiali raggiungono Gaza, le liste competono e gli elettori possono partecipare in misura significativa. Il nuovo Consiglio non risolverebbe automaticamente la divisione Fatah–Hamas, ma avrebbe una base territoriale più credibile.
Voto formalmente nazionale, materialmente diseguale. La consultazione procede, ma l’accesso nella Striscia resta limitato a zone o gruppi raggiungibili. La legalità della convocazione sopravvive; la qualità rappresentativa viene contestata. Il dato da guardare non sarebbe soltanto l’affluenza, ma quanti seggi previsti abbiano funzionato e per chi.
Rinvio o nuova sospensione. Sicurezza, accessi, contestazioni sulle regole o conflitto tra fazioni bloccano il calendario. Sarebbe il risultato più dannoso per Abbas: dopo aver avviato registri e candidature, una sospensione trasformerebbe l’iniziativa di legittimazione in un’altra prova della crisi istituzionale.
La domanda non è se Gaza compaia nei documenti: compare. È se una popolazione devastata e dispersa potrà trasformare quella presenza amministrativa in scelta politica. La legittimità del voto palestinese passerà dalla distanza fra i due verbi: essere iscritti e poter votare.
Fonti e metodo
Verifica aggiornata al 27 settembre 2026. Fonti primarie: portale della Commissione elettorale centrale palestinese, calendario, dati del registro, regole di candidatura e comunicato sulle prime sei liste. Conferma indipendente e precedente operativo: Reuters sulle municipali di Deir al-Balah del 22 e 26 aprile 2026. Consultato anche il portale di Haaretz per il contesto israeliano; non è emerso un riscontro specifico e accessibile sulle candidature legislative correnti. Non viene attribuita a Hamas una partecipazione non confermata e non viene descritta Gaza come già esclusa. Scenari e rapporti di forza sono analisi dell’autore.
