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Medio Oriente · Siria, proxy e sovranità

Il proxy torna a Damasco

Le Forze democratiche siriane cessano di esistere come apparato autonomo. Non cambia soltanto una catena di comando: petrolio, frontiere, aeroporti e prigionieri dell’ISIS rientrano nell’architettura dello Stato.

Emir Alili — Presidente MDP10 min di lettura
Copertina editoriale sulla dissoluzione delle SDF e sul trasferimento a Damasco di forze, petrolio, frontiere e prigionieri ISIS
La fine dell’autonomia militare curda trasferisce allo Stato siriano uomini, risorse e responsabilità di sicurezza.

Il 25 agosto 2026, dal palazzo presidenziale di Damasco, Mazloum Abdi ha annunciato che le Forze democratiche siriane non esistono più come forza militare indipendente. Reuters e Associated Press hanno documentato la dichiarazione e l’incontro con il presidente Ahmad al-Sharaa. La dissoluzione chiude il ciclo del principale partner armato degli Stati Uniti contro l’ISIS e rende operativo il trasferimento allo Stato siriano di un sistema territoriale costruito durante la guerra.

1. Il fatto & la manovra egemonica

Fatto documentato: Abdi ha dichiarato che l’integrazione delle forze nell’esercito siriano è stata completata e che le SDF cessano di operare come formazione autonoma. Reuters conferma che le YPG, nucleo militare delle SDF, erano già state incorporate e che il loro comandante Sipan Hamo era stato nominato viceministro della Difesa per l’est. AP colloca l’annuncio dentro il palazzo presidenziale: non una tregua fra due eserciti, ma la formalizzazione della subordinazione di uno dei due all’altro.

Base istituzionale: l’accordo pubblicato dall’agenzia statale siriana SANA il 18 gennaio contiene quattordici punti. Prevede l’integrazione individuale del personale SDF nei ministeri della Difesa e dell’Interno, dopo controlli di sicurezza; il trasferimento amministrativo e militare di Raqqa e Deir ez-Zor; l’assorbimento delle istituzioni civili di al-Hasakah; la consegna allo Stato di valichi, aeroporti, campi petroliferi e gasiferi; l’espulsione dei quadri non siriani del PKK; il passaggio a Damasco della responsabilità legale e operativa sui detenuti e sui campi dell’ISIS.

Contropartita dichiarata: il governo ha riconosciuto diritti linguistici e culturali curdi, il Nowruz come festa nazionale, il ripristino della cittadinanza per persone rese apolidi dal censimento del 1962 e una rappresentanza curda nelle strutture centrali. AP riferisce che restano aperti nodi concreti, fra cui il destino delle unità combattenti femminili e l’effettiva applicazione dell’istruzione in lingua curda.

Inferenza analitica: la formula della “riconciliazione” descrive soltanto l’esito formale. Il rapporto di forza è stato definito prima sul terreno: l’offensiva governativa di gennaio ha sottratto alle SDF gran parte delle aree controllate; Washington ha riallineato il proprio sostegno verso al-Sharaa; Ankara ha mantenuto la pressione contro una struttura legata alle YPG. L’accordo trasforma una sconfitta territoriale e una perdita di copertura esterna in integrazione negoziata.

2. I vettori di controllo: petrolio, confini e prigionieri

Il primo vettore è la catena di comando. L’assorbimento individuale impedisce alle SDF di entrare nell’esercito come blocco dotato di comando proprio. Gradi, salari e logistica dipendono ora dai ministeri centrali. I combattenti mantengono una funzione, ma perdono l’organizzazione che poteva trasformarla in veto politico.

Il secondo vettore sono petrolio e gas. I campi del nord-est avevano finanziato l’amministrazione autonoma e fornito una base materiale alla sua capacità contrattuale. Il loro trasferimento a Damasco ricostruisce una fiscalità nazionale e toglie alla regione curda la principale rendita con cui sostenere apparati, servizi e autonomia.

Il terzo sono valichi, aeroporto di Qamishli e corridoi. Il controllo delle frontiere decide chi entra, chi commercia e chi può ricevere appoggio esterno. SANA aveva già documentato a febbraio i negoziati tecnici per il passaggio dell’aeroporto e dei valichi. La sovranità torna quindi attraverso dogane, piste e registri amministrativi prima ancora che attraverso la bandiera.

Il quarto vettore è il dossier ISIS. Le SDF custodivano detenuti e campi come al-Hol, fornendo a Washington una piattaforma locale per l’operazione antiterrorismo. L’accordo trasferisce la responsabilità a Damasco, che diventa interlocutore necessario della coalizione internazionale. La sicurezza occidentale non scompare: cambia appaltatore.

3. Mappa dei rapporti di forza & resistenza/sottomissione

Damasco è il vincitore istituzionale. Ricompone esercito, risorse e frontiere sotto un solo centro, rafforza la richiesta di riconoscimento internazionale e si presenta come garante della lotta all’ISIS. Ma la sovranità recuperata resta condizionata: la ricostruzione dipende dalla riapertura finanziaria occidentale e del Golfo, mentre la sicurezza continua a essere negoziata con Stati Uniti e Turchia.

Washington chiude un rapporto di proxy senza abbandonare il teatro. Le SDF furono indispensabili quando serviva una forza terrestre contro l’ISIS; diventano sacrificabili quando gli Stati Uniti possono lavorare con un governo centrale riconosciuto, più adatto a stabilizzare il territorio e a ridurre lo spazio iraniano e russo. La rimozione della Siria dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo, completata il 24 agosto, e la dissoluzione delle SDF il giorno successivo appartengono allo stesso riallineamento, pur essendo atti giuridicamente distinti.

La Turchia ottiene il risultato perseguito da anni: nessuna forza YPG autonoma lungo il confine, nessuna struttura federale armata e uscita dei quadri non siriani del PKK. Ankara non controlla direttamente l’esercito siriano, ma ha convertito pressione militare e sostegno alle forze anti-SDF in un esito istituzionale favorevole.

I curdi siriani evitano una guerra finale e ottengono riconoscimenti civili prima negati. Il prezzo è la perdita dell’autonomia militare e della leva sulle risorse. Il loro margine futuro non dipende più da un territorio armato, ma dall’applicazione di decreti, nomine e garanzie amministrative controllate da Damasco.

Israele non è causalmente dimostrato in questa dissoluzione. L’asse Washington–Tel Aviv non opera qui come comando unitario verificabile. Israele sostiene invece attori drusi ostili a Damasco nel sud, secondo AP, e occupa una fascia di territorio siriano: il suo interesse alla frammentazione o al contenimento del nuovo potere centrale non coincide automaticamente con la scelta americana di unificare il nord-est. Attribuirgli la dissoluzione delle SDF significherebbe sostituire la prova con una regia presunta.

4. Cui prodest?

Vince al-Sharaa, perché riceve uomini, infrastrutture e legittimità senza dover amministrare una guerra permanente nel nord-est. Vince Ankara, perché la minaccia di un corridoio YPG autonomo viene dissolta dentro lo Stato siriano. Washington conserva influenza, ma la sposta dalla dipendenza da un proxy territoriale al rapporto con il governo centrale, combinando cooperazione antiterrorismo, accesso finanziario e riconoscimento diplomatico.

Perdono le SDF come soggetto sovrano. I combattenti possono conservare stipendio e grado, ma non dispongono più di una catena di comando separata. L’amministrazione curda perde la leva del petrolio, dei valichi e dei detenuti ISIS. I diritti ottenuti sono reali sulla carta, ma la loro garanzia dipende proprio dallo Stato al quale è stato consegnato il potere coercitivo.

La popolazione siriana paga il rischio della centralizzazione incompleta. Se Damasco integra senza epurazioni e applica le garanzie, la riduzione delle sovranità armate può stabilizzare il paese. Se usa l’unificazione per concentrare potere senza protezioni effettive, il conflitto si sposterà dall’esercito ai diritti, alle nomine e alla distribuzione delle rendite.

Il punto strutturale è netto: un proxy dura finché coincide con l’interesse del patrono. Le SDF hanno combattuto l’ISIS, custodito prigioni e controllato infrastrutture decisive. Quando Washington ha trovato in Damasco un interlocutore più utile alla nuova architettura regionale, l’autonomia armata è diventata un costo. La fine delle SDF non chiude la presenza americana: ne cambia il veicolo.

Fonti e documenti

L’autore

Emir Alili

Presidente del Macedonian Diaspora Party, imprenditore e autore. Analizza conflitti, istituzioni e trasformazioni dell’ordine mondiale attraverso rapporti di forza, Lawfare e conseguenze concrete.

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