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La lista nera entra nel palazzo: Zelensky sanziona la sua ex portavoce

Il decreto 901/2026 applica dieci anni di restrizioni a Iuliia Mendel e ad altre nove persone indicate dalle autorità come propagandisti filorussi. Il congelamento patrimoniale è un fatto; la colpevolezza penale non lo è. Il caso mostra come, in guerra, una misura nata per negare risorse al nemico possa diventare un dispositivo esecutivo contro una ex collaboratrice e critica del potere.

Emir Alili — Presidente MDP10 min di lettura
Copertina del dossier sulle sanzioni ucraine contro Iuliia Mendel, ex portavoce del presidente Zelensky
Ricostruzione editoriale generata con intelligenza artificiale: una ex funzionaria davanti a un ufficio di governo e a un fascicolo congelato. Non raffigura persone, luoghi o atti reali.

La sanzione arriva prima del processo e produce effetti senza aspettarne uno. Il 13 settembre 2026 il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha reso esecutiva una decisione del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale contro dieci persone. Tra loro compare Iuliia Mendel, sua prima portavoce presidenziale dal 2019 al 2021 e, negli ultimi mesi, critica pubblica dell’amministrazione. Il dossier non stabilisce se le sue posizioni ripetano propaganda russa: esamina un meccanismo verificabile, nel quale l’esecutivo qualifica la minaccia e lo stesso circuito politico attiva il blocco.

1. Il Fatto & La Manovra Egemonica

Fatto documentato. Il decreto presidenziale n. 901/2026, firmato il 13 settembre, attua la decisione presa nello stesso giorno dal Consiglio di sicurezza e difesa nazionale ai sensi dell’articolo 107 della Costituzione ucraina. Il testo dichiara che le proposte sono state presentate dal Servizio di sicurezza ucraino, dispone sanzioni personali secondo l’allegato e affida l’esecuzione e il monitoraggio al governo, alla SBU, alla banca centrale e alla commissione competente per le onorificenze.

Il bersaglio politico è indicato dall’ufficio presidenziale. La comunicazione ufficiale definisce le persone colpite come soggetti che diffondono disinformazione e propaganda russa, giustificano l’aggressione o sostengono la politica aggressiva di Mosca. Queste sono qualificazioni dell’esecutivo e dei servizi, non conclusioni di una sentenza citata nel decreto. L’atto pubblico non espone, persona per persona, il materiale probatorio che permetterebbe a un osservatore esterno di verificare l’accusa.

Gli effetti sono reali e durevoli. Reuters riferisce dieci anni di congelamento dei beni e restrizioni commerciali. The Kyiv Independent, sulla base dell’allegato, aggiunge il divieto di trasferire capitali fuori dall’Ucraina e la revoca delle onorificenze statali. La misura non è una semplice censura verbale: interviene su proprietà, capacità economica, mobilità del capitale e riconoscimento pubblico.

Mendel contesta la legittimità. L’ex portavoce ha definito incostituzionali le sanzioni contro cittadini ucraini e ha sostenuto che Zelensky le usi contro chi chiede la pace. Ha collegato temporalmente il decreto a un suo intervento annunciato al Parlamento europeo, in un evento collaterale promosso su invito dell’AfD, e a una precedente intervista con Tucker Carlson. Sono dichiarazioni della destinataria: documentano la sua linea di difesa e il conflitto politico, non provano da sole movente, ritorsione o illegittimità.

Il punto non è assolvere o condannare Mendel. The Kyiv Independent giudica che abbia ripreso narrazioni favorevoli al Cremlino; Reuters ricorda le sue critiche a Zelensky dopo gli scandali di corruzione che hanno coinvolto persone della cerchia presidenziale. Nessuna delle fonti esaminate segnala però una condanna giudiziaria a suo carico per tradimento, propaganda o collaborazione. La distinzione è decisiva: l’esistenza di un’accusa politica e di intelligence non equivale alla prova giudiziaria del fatto contestato.

Che cosa sappiamo

  • Confermato: decreto 901/2026, proposta della SBU, dieci destinatari e restrizioni decennali.
  • Posizione ufficiale: Mendel e gli altri avrebbero diffuso propaganda russa o sostenuto l’aggressione.
  • Posizione della destinataria: la misura sarebbe incostituzionale e politicamente motivata.
  • Non documentato nelle fonti pubbliche esaminate: una sentenza o un fascicolo probatorio individuale che accerti le accuse contro Mendel.

2. I Vettori di Controllo

La catena decisionale è corta. La SBU propone; il Consiglio di sicurezza decide; il presidente rende la decisione esecutiva; governo, banca centrale e apparati amministrativi la applicano. Il dispositivo non deve attendere i tempi della giustizia penale per congelare beni o impedire l’esportazione di capitali. È questa compressione temporale a fare delle sanzioni un’arma: la misura incide subito, mentre l’eventuale contestazione arriva dopo.

La base legale è la legge ucraina sulle sanzioni. Il Consiglio richiama espressamente l’articolo 5 della legge “On Sanctions”. Il quadro consente misure economiche speciali e altre restrizioni motivate da sicurezza nazionale, sovranità e risposta all’aggressione. L’esistenza della base legale non risolve automaticamente la questione della proporzionalità, della motivazione individuale o della tutela giurisdizionale; dimostra però che il provvedimento appartiene a una procedura istituzionale, non a un ordine informale.

Il congelamento è potere attraverso gli intermediari. Una firma non sequestra fisicamente un bene. Occorrono banche, registri, autorità fiscali, soggetti che bloccano operazioni e organismi che impediscono il trasferimento di capitale. La sanzione trasforma intermediari civili in esecutori di una decisione di sicurezza. Per il destinatario, la distinzione tra provvedimento amministrativo e pena diventa materiale: il conto non funziona, la transazione non passa, il bene perde liquidità.

Il decreto cerca anche l’esportazione della lista. Il punto 4 della decisione ordina al ministero degli Esteri di informare Unione europea, Stati Uniti e altri Paesi e di sollecitare misure analoghe. È il passaggio dalla sovranità nazionale alla rete reputazionale occidentale: una designazione ucraina può diventare segnale per banche, piattaforme, controparti e governi esteri, anche prima che ogni giurisdizione adotti formalmente la stessa sanzione.

La guerra amplia la zona amministrativa. L’Ucraina combatte un’aggressione russa su vasta scala e ha un interesse legittimo a interrompere reti finanziarie, informative e operative del nemico. Ma proprio l’eccezionalità rende necessario distinguere l’agente ostile dal dissidente, la collaborazione documentata dalla critica politica e la propaganda dalla posizione impopolare. Se la prova resta non pubblica e la misura è vasta, il confine dipende soprattutto dalla fiducia nell’esecutivo.

La Costituzione non offre una risposta automatica. Mendel invoca l’incostituzionalità; il decreto invoca l’articolo 107 e la legge sulle sanzioni. Diritti di proprietà ed espressione possono essere sottoposti a limiti previsti dalla legge, soprattutto durante la legge marziale, ma il vincolo resta la legalità della procedura e la possibilità di controllo. Senza una decisione giudiziaria sul caso specifico, presentare l’atto come certamente costituzionale o certamente incostituzionale sarebbe una conclusione non provata.

3. Mappa dei Rapporti di Forza & Resistenza/Sottomissione

Presidenza e Consiglio di sicurezza: concentrano la capacità di convertire una valutazione di minaccia in conseguenza economica. Il vantaggio è la velocità; il rischio è usare una categoria di sicurezza abbastanza elastica da includere l’ex portavoce divenuta avversaria.

SBU: controlla l’ingresso del caso nella macchina. Poiché la decisione dichiara che le proposte arrivano dal servizio, la qualità dell’intelligence e il livello di trasparenza diventano il primo filtro. Se il dossier probatorio resta classificato, il destinatario e il pubblico vedono gli effetti ma non possono verificare l’intera causa.

Mendel: non dispone del potere di bloccare l’atto, ma può trasformare la sanzione in questione politica internazionale. I suoi canali — Tucker Carlson, l’invito dell’AfD e la critica pubblica a Zelensky — le offrono visibilità e allo stesso tempo rafforzano, agli occhi del governo ucraino, il sospetto di convergenza con ecosistemi ostili all’appoggio militare a Kyiv.

Unione europea e Stati Uniti: sono chiamati esplicitamente dal decreto a replicare le misure. Per Kyiv, l’allineamento estero moltiplica l’effetto. Per gli alleati, aderire senza vedere le prove significa delegare parte del giudizio all’apparato ucraino; rifiutare significa aprire una frattura con un partner in guerra. Il lawfare funziona anche perché trasferisce il costo della scelta ai terzi.

Opposizione, media e società civile: ricevono un segnale che supera il caso individuale. Non ogni critica produce una sanzione e il decreto non prova l’esistenza di una campagna generale contro il dissenso. Ma quando una ex portavoce viene colpita con strumenti patrimoniali per contenuti descritti come propaganda, il perimetro del rischio comunicativo diventa meno leggibile.

Mosca: beneficia politicamente di ogni procedura opaca che possa essere presentata come repressione. Questo non rende false le accuse ucraine né autentiche tutte le narrazioni di Mendel; mostra un paradosso operativo: una misura concepita per ridurre l’influenza russa può fornire al Cremlino materiale per contestare la legittimità democratica di Kyiv.

Washington–Tel Aviv. L’asse USA–Israele non è causalmente pertinente a questo caso. Washington è rilevante come possibile moltiplicatore delle sanzioni e come principale alleato di Kyiv, non emerge invece alcun ruolo israeliano documentato nella designazione di Mendel. Costruire quel collegamento sarebbe artificiale.

4. Cui Prodest?

Nel breve periodo vince l’esecutivo ucraino. Ottiene deterrenza, rapidità e controllo del costo economico imposto ai soggetti classificati come vettori di influenza russa. Evita l’onere immediato di dimostrare in un processo pubblico ogni elemento dell’accusa e può chiedere agli alleati di estendere l’isolamento.

Vince l’apparato amministrativo della sicurezza. Banche, registri e autorità traducono una qualificazione politica in realtà economica. Il potere non consiste soltanto nello vietare un discorso: consiste nel rendere più costoso produrlo, diffonderlo e sostenerlo, mediante la minaccia di esclusione patrimoniale e reputazionale.

Perde il principio di separazione tra sospetto e colpevolezza quando la prova resta invisibile. Una democrazia in guerra può adottare misure preventive; non per questo ogni misura è una condanna. Se il pubblico non vede elementi individuali, il decreto chiede di fidarsi dello stesso potere che formula l’accusa, sceglie il bersaglio e attiva la restrizione.

Può vincere anche Mendel sul piano narrativo. La sanzione le consente di presentarsi come dissidente perseguitata e sposta l’attenzione dal contenuto delle sue affermazioni alla risposta del governo. Il sostegno di circuiti politici occidentali contrari agli aiuti a Kyiv può amplificare questa lettura. Ciò non rende la sua versione vera; rende prevedibile l’effetto comunicativo della misura.

Pagano gli alleati occidentali. UE e Stati Uniti devono scegliere se importare una designazione fondata in parte su intelligence non resa pubblica. Se replicano automaticamente, trasformano la fiducia politica in obbedienza amministrativa. Se chiedono standard probatori più alti, limitano la portata internazionale della macchina ucraina.

Il precedente è più importante del nome. Il caso Mendel mostra una mutazione: la lista nera non colpisce soltanto oligarchi, imprese, navi o funzionari nemici. Entra nella cerchia di chi ha lavorato nel palazzo e poi ne ha contestato il vertice. Il problema non è decidere qui se la destinataria abbia ragione. È vedere chi possiede il potere di trasformare una definizione — “propaganda” — in dieci anni di conseguenze economiche prima che una prova venga discussa davanti al pubblico o a un giudice.

Fonti

Nota metodologica. Decreto, durata e restrizioni sono fatti documentati. “Propaganda russa” è la qualificazione delle autorità ucraine; “incostituzionale” e “ritorsione contro chi vuole la pace” sono affermazioni di Mendel. Le fonti pubbliche consultate non riportano una sentenza sulle accuse specifiche. La valutazione sul trasferimento del potere dal processo alla misura amministrativa è analisi dell’autore.