La Corte Suprema israeliana ha respinto il tentativo di escludere collettivamente la rappresentanza araba dalle elezioni, ma ha lasciato che la pressione giudiziaria producesse un risultato individuale: Sami Abu Shehadeh non sarà candidato. La decisione non chiude soltanto una controversia sulle liste. Stabilisce quanto spazio politico rimane ai cittadini palestinesi di Israele in un’elezione che può dipendere proprio dai loro seggi.
Fatto e inquadramento
Il 23 settembre la Commissione elettorale centrale aveva votato per escludere le principali liste arabe, il deputato comunista ebreo Ofer Cassif e Sami Abu Shehadeh, presidente di Balad. Il 2 ottobre un collegio di nove giudici della Corte Suprema ha annullato all’unanimità le esclusioni della Joint List e di Ra’am. La Corte ha inoltre respinto, con sette voti contro due, l’esclusione di Cassif.
Il caso di Abu Shehadeh ha avuto un esito diverso. Durante l’udienza i giudici hanno indicato che la maggioranza era orientata a confermare la sua esclusione per un articolo pubblicato dopo l’attacco del 7 ottobre 2023. Abu Shehadeh ha ritirato la candidatura prima della decisione definitiva, rendendo formalmente priva di oggetto la questione. È quindi scorretto scrivere che la Corte lo abbia espulso con una sentenza finale: il fatto documentato è il ritiro dopo l’indicazione dell’orientamento della maggioranza.
- Commissione elettorale: organo politico-amministrativo, aveva approvato le esclusioni.
- Corte Suprema: ha riammesso liste arabe e Cassif.
- Abu Shehadeh: si è ritirato quando la Corte ha segnalato un probabile esito contrario.
- Elezioni: il voto per la 26ª Knesset è fissato al 27 ottobre 2026.
Abu Shehadeh sostiene che l’articolo contestato non approvasse l’uccisione di civili né costituisse sostegno alla lotta armata. La Corte ha definito le sue parole offensive e ripugnanti; Adalah, che lo ha rappresentato, ritiene invece che non fosse stata raggiunta la soglia probatoria richiesta. Queste sono posizioni contrapposte. Il ritiro non prova automaticamente né l’una né l’altra.
Interessi e rapporti di forza
I cittadini arabi costituiscono circa un quinto della popolazione israeliana. La loro forza parlamentare dipende però da tre fattori: partecipazione, unità delle liste e superamento della soglia elettorale del 3,25%. Nel 2022 votò il 53,2% degli elettori arabi, contro circa il 75% di quelli ebrei. La distanza nella partecipazione contribuì al ritorno al governo del blocco guidato da Benjamin Netanyahu.
Le rilevazioni citate dal Financial Times assegnano alle liste arabe fra 10 e 14 seggi, mentre né il blocco di Netanyahu né l’opposizione sionista avrebbero automaticamente i 61 deputati necessari. Sono sondaggi, non risultati. Mostrano però perché l’ammissione o l’esclusione di una lista araba non sia una questione periferica: può cambiare le combinazioni disponibili per formare il governo.
| Attore | Interesse | Leva | Limite |
|---|---|---|---|
| Joint List e Balad | Massimizzare rappresentanza palestinese e peso negoziale | Lista comune e mobilitazione del voto arabo | Divisioni interne e sospetto politico istituzionalizzato |
| Ra’am | Tradurre i seggi in risultati pratici per le comunità arabe | Disponibilità alla cooperazione parlamentare | Pressione simultanea della destra e dei concorrenti arabi |
| Netanyahu e destra | Impedire che i voti arabi sostengano una maggioranza alternativa | Campagna sulla sicurezza e ricorsi elettorali | La Corte richiede prove qualificate per escludere liste e candidati |
| Opposizione sionista | Raggiungere una maggioranza senza perdere elettori contrari all’accordo con i partiti arabi | Astensione o sostegno esterno delle liste arabe | Ambiguità sulla cooperazione rende difficile costruire 61 seggi |
| Corte Suprema | Applicare le cause costituzionali di esclusione senza cancellare il pluralismo | Controllo sulle decisioni della Commissione | Ogni soglia probatoria diventa parte dello scontro politico |
La destra ottiene comunque un risultato: anche quando le liste restano in corsa, la controversia le costringe a difendere preventivamente la propria legittimità. L’opposizione, al contrario, beneficia aritmeticamente dei seggi arabi ma esita a riconoscerne apertamente il ruolo. Il voto palestinese viene così considerato decisivo nei numeri e sospetto nella politica.
Lawfare e diritto: la soglia dell’articolo 7A
L’articolo 7A della Legge fondamentale sulla Knesset consente di escludere una lista o un candidato che neghi Israele come Stato ebraico e democratico, inciti al razzismo o sostenga la lotta armata di uno Stato nemico o di un’organizzazione terroristica. La norma tutela l’ordinamento da chi voglia usare le elezioni per distruggerlo, ma consegna agli organi elettorali il potere di definire il confine fra opposizione radicale e illegittimità.
La giurisprudenza israeliana ha tradizionalmente richiesto una massa significativa di prove chiare e convincenti e che il comportamento contestato rappresenti un tratto dominante dell’attività politica. Proprio questa soglia spiega il doppio esito: la Corte ha ritenuto insufficienti i materiali contro le liste e Cassif, mentre ha mostrato un orientamento più severo sull’articolo personale di Abu Shehadeh.
La Commissione elettorale è composta prevalentemente da rappresentanti dei partiti. La Corte funziona quindi come controllo su una decisione presa da concorrenti politici. Il fatto che abbia rovesciato quasi tutte le esclusioni dimostra l’importanza di quel controllo; il ritiro di Abu Shehadeh mostra però che anche un orientamento espresso prima della sentenza può produrre un effetto politico irreversibile.
Il confronto con Itamar Ben-Gvir rende visibile la questione dell’uguaglianza applicativa. Reuters ricorda che l’attuale ministro della Sicurezza nazionale è stato ammesso alle elezioni nonostante una precedente condanna per incitamento razzista. Questo non rende automaticamente illegittimo il caso Abu Shehadeh: le condotte, le prove e le procedure non sono identiche. Impone però di verificare se la stessa severità venga applicata in modo coerente a maggioranza e minoranza.
Scenari
| Scenario | Segnale | Conseguenza |
|---|---|---|
| Mobilitazione araba | Il tentativo di esclusione aumenta la partecipazione | Le liste diventano indispensabili per bloccare Netanyahu o sostenere un’alternativa |
| Astensione e sfiducia | Il caso conferma la percezione di cittadinanza politica subordinata | Dispersione del voto e vantaggio relativo per il blocco di destra |
| Sostegno esterno | L’opposizione rifiuta un’alleanza formale ma cerca astensioni decisive | I partiti arabi incidono sul governo senza entrarvi |
| Nuovo ciclo di esclusioni | Campagna e dichiarazioni generano altri ricorsi | La legittimità dei candidati sostituisce il confronto sui programmi |
La tesi: ammessi nelle urne, tenuti ai margini del potere
La Corte ha impedito che una maggioranza politica nella Commissione elettorale cancellasse in blocco la rappresentanza araba. È un limite istituzionale reale. Ma non risolve il problema politico: i seggi arabi vengono evocati come una minaccia quando possono cambiare il governo e come una risorsa silenziosa quando servono all’opposizione.
La contraddizione israeliana non è che gli arabi non possano votare. È che il loro voto viene riconosciuto pienamente soltanto finché non pretende di diventare potere. L’esclusione collettiva è fallita; la marginalizzazione può continuare attraverso campagne di delegittimazione, soglie elettorali, astensione e rifiuto preventivo di qualunque cooperazione.
Il 27 ottobre la questione non sarà soltanto quanti seggi otterranno le liste arabe. Sarà se quei seggi verranno trattati come rappresentanza legittima di cittadini oppure come un’eccezione da neutralizzare dopo lo scrutinio.
Fonti
- Reuters — Israeli Arab leader quits election under pressure from court, 2 ottobre 2026
- Financial Times — Israel’s top court overturns ban of Arab parties, 2 ottobre 2026
- Knesset — Basic Law: The Knesset, articolo 7A
- Commissione elettorale centrale — calendario della 26ª Knesset
- Adalah — posizione sul ritiro di Sami Abu Shehadeh e sulle decisioni della Corte
- Adalah — decisioni della Commissione elettorale del 23 settembre 2026
- Reuters — partecipazione araba, soglia elettorale e nuova offerta politica, 29 luglio 2026
Nota metodologica: fonti e collegamenti verificati il 3 ottobre 2026. Le affermazioni della Commissione, di Abu Shehadeh, di Adalah e dei partiti sono attribuite ai rispettivi soggetti. L’orientamento della Corte sul singolo candidato non viene presentato come una sentenza definitiva, perché il ritiro ha reso il caso privo di oggetto. La copertina è un’illustrazione generata e non una fotografia documentaria.
