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Yemen Dawn: Riyadh riapre la guerra per Bab el-Mandeb

Il governo riconosciuto promette di riconquistare l’intero Paese e le sue forze avanzano a Dhubab con copertura aerea saudita. Ma prendere lo stretto, liberare Sana’a e ricostruire lo Stato sono tre obiettivi diversi.

Emir Alili13 min di lettura
Illustrazione editoriale generata: convoglio sulle montagne yemenite affacciate sul Mar Rosso
Illustrazione editoriale generata con intelligenza artificiale. La scena è simbolica e non documenta una specifica unità o operazione militare.

La tregua yemenita non è stata formalmente cancellata: è stata superata dai fatti. Il 4 ottobre Rashad al-Alimi, presidente del Consiglio presidenziale riconosciuto internazionalmente, ha annunciato operazioni militari per recuperare tutti i territori ancora controllati dagli Houthi. Il 5 ottobre fonti militari e governative hanno riferito a Reuters che le forze sostenute da Riyadh avevano preso ampie parti del distretto di Dhubab, affacciato su Bab el-Mandeb, con una pesante copertura aerea della coalizione saudita.

Fatto e inquadramento

Il comunicato ufficiale di al-Alimi non descrive una semplice controffensiva costiera. Annuncia il passaggio dalla preparazione alla «liberazione», ordina a forze armate, sicurezza e formazioni alleate di eseguire i piani approvati e lega l’operazione al ripristino dell’autorità statale sull’intero territorio. Il governo ha poi denominato la campagna Yemen Dawn, indicando fra gli obiettivi la riconquista di Sana’a e la fine del potere militare houthi.

Il primo risultato rivendicato riguarda Dhubab. Reuters riferisce che le forze governative hanno conquistato ampie porzioni del distretto e stanno tentando di consolidarne il controllo. I media vicini agli Houthi negano l’avanzata. La formulazione corretta, quindi, non è che Bab el-Mandeb sia già tornato stabilmente sotto il governo: esiste un’avanzata documentata da più fonti, contestata dal fronte opposto e ancora esposta al contrattacco.

Associated Press riporta una dichiarazione del portavoce saudita Turki al-Malki secondo cui cento caccia starebbero fornendo protezione aerea e centinaia di obiettivi houthi sarebbero stati distrutti. AP precisa che dimensioni e risultati della campagna non erano verificabili in modo indipendente. Il dato sui cento velivoli è dunque una rivendicazione ufficiale della coalizione, non una misurazione autonoma.

Ciò che è documentato al 5 ottobre
  • Decisione ufficiale: il governo riconosciuto ha avviato una campagna nazionale contro gli Houthi.
  • Primo asse operativo: Dhubab e il lato yemenita di Bab el-Mandeb.
  • Sostegno saudita: armi, addestramento e copertura aerea; Riyadh cerca anche assistenza logistica dagli alleati.
  • Avanzata: fonti Reuters parlano di ampie parti di Dhubab prese dalle forze governative, non di controllo definitivamente consolidato.
  • Rivendicazione saudita: cento caccia e centinaia di bersagli colpiti, dati non verificati indipendentemente.
  • Fronte opposto: gli Houthi avanzano intorno a Taiz e rivendicano successi nel distretto di al-Mawasit.

Interessi e rapporti di forza

Bab el-Mandeb è il punto in cui la guerra civile yemenita diventa problema dell’economia mondiale. Lo stretto collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e condiziona la rotta fra Asia, Suez ed Europa. La campagna saudita non mira quindi soltanto a restituire territorio ad Aden: vuole impedire che gli Houthi trasformino la costa in una leva militare permanente sul traffico marittimo.

Per Riyadh la posta è doppia. Da un lato, missili e droni houthi minacciano città e infrastrutture energetiche saudite. Dall’altro, il controllo dello stretto acquista valore ancora maggiore mentre Hormuz resta sottoposto alla pressione iraniana. Due colli di bottiglia ostili sulla stessa filiera restringerebbero lo spazio strategico saudita e renderebbero più costose esportazioni, assicurazioni e scorte.

Gli Houthi cercano l’effetto opposto: trasformare la profondità territoriale yemenita in potere regionale. Il controllo di costa, isole, alture e strade non garantisce automaticamente il blocco dello stretto, ma amplia la capacità di minacciare navi e di negoziare da una posizione più forte. La loro avanzata verso Taiz serve anche a costringere le forze governative a dividere uomini e logistica fra costa e montagna.

AttoreObiettivoLevaVulnerabilità
Governo di al-AlimiRecuperare territorio e legittimità stataleForze locali, riconoscimento internazionale, sostegno sauditaFrammentazione interna e dipendenza militare
Arabia SauditaProteggere territorio, energia e navigazioneAviazione, finanziamento, addestramento e diplomaziaGuerra lunga, costi civili e fallimento già sperimentato
HouthiConsolidare il controllo e imporre capacità regionaleTerritorio, missili, droni e pressione sulle rotteSuperiorità aerea avversaria e isolamento economico
IranTenere sotto pressione Arabia Saudita e Stati UnitiRelazione politica e militare con gli HouthiRischio di saldare una coalizione regionale contraria
Operatori marittimiTransiti prevedibili e assicurabiliDeviazione delle rotte e pressione commercialeCosti, ritardi e dipendenza da due stretti

La promessa dello Stato e il problema della coalizione

Al-Alimi ha presentato l’offensiva come restaurazione istituzionale: stipendi arretrati, riparazione di strade, acqua ed elettricità, ritorno degli sfollati e ricostruzione dovrebbero seguire ogni conquista. È una promessa politicamente necessaria, perché l’esperienza del conflitto ha mostrato che togliere una città agli Houthi non equivale a costruirvi un’amministrazione stabile.

Il governo riconosciuto non è un blocco uniforme. Il Consiglio presidenziale, le forze locali, le Brigate dei Giganti e gli attori meridionali hanno catene di comando e progetti politici differenti. L’appoggio saudita può sincronizzare un’offensiva; non elimina automaticamente la disputa sul futuro del Sud, sulla distribuzione delle risorse o sul controllo delle istituzioni.

La definizione di guerra nazionale nasconde quindi una contraddizione. Il governo promette unità territoriale, ma dipende da formazioni che non condividono necessariamente la stessa idea di Yemen. Se la campagna produrrà conquiste senza un accordo politico interno, l’autorità statale rischierà di restare un’etichetta applicata a poteri armati concorrenti.

Lawfare e diritto: l’avvertimento non trasferisce la responsabilità

Nel discorso ufficiale al-Alimi ordina alle forze di rispettare la legge, proteggere civili e proprietà e invita la popolazione a tenersi lontana da siti militari e linee di rifornimento. Queste dichiarazioni sono rilevanti, ma non bastano a determinare la liceità delle operazioni.

Il diritto internazionale umanitario impone a tutte le parti distinzione fra obiettivi militari e civili, proporzionalità e precauzioni praticabili. Un avvertimento può essere una precauzione, ma non rende militare un obiettivo civile e non autorizza un attacco sproporzionato. Né la presenza houthi in un’area trasferisce alla popolazione il rischio giuridico dell’operazione.

La copertura aerea saudita riapre inoltre il tema della responsabilità della coalizione. Chi seleziona il bersaglio, fornisce intelligence, ordina o conduce l’attacco può rispondere delle proprie condotte. L’aiuto logistico di Stati terzi va distinto dalla partecipazione diretta, ma non può essere sottratto a tracciabilità, condizioni d’uso e controllo sulle conseguenze civili.

La promessa di amnistia per chi depone le armi dovrà essere tradotta in procedure conoscibili e non discriminatorie. Detenzione, trattamento dei prigionieri, sparizioni e vendette nelle aree conquistate saranno un test più concreto della retorica sul ritorno dello Stato.

Scenari

ScenarioSegnale da osservareConseguenza
Consolidamento di DhubabControllo stabile delle alture e riapertura protetta della navigazioneRiyadh riduce la pressione sullo stretto ma non chiude la guerra
Controffensiva houthiPerdita delle posizioni costiere o nuove interdizioni navaliL’operazione si trasforma in logoramento e aumenta il rischio energetico
Accerchiamento di TaizInterruzione della strada verso Aden e pressione su al-MawasitIl governo deve scegliere fra difendere la città e avanzare sulla costa
Campagna verso Sana’aApertura coordinata di fronti nelle alture e mobilitazione prolungataLa guerra torna nazionale con costi civili e militari molto maggiori
Ritorno al negoziatoPressione saudita per congelare il fronte dopo aver recuperato lo strettoBab el-Mandeb diventa moneta di scambio, non preludio alla conquista totale

La tesi: la riconquista nazionale serve anzitutto a riprendere lo stretto

Il linguaggio di Yemen Dawn è massimalista: liberare tutto il Paese, riprendere Sana’a, riportare le armi sotto la legge. La priorità operativa, però, è più precisa. Le prime forze e la copertura aerea si concentrano su Dhubab e Bab el-Mandeb, dove il territorio yemenita produce un effetto immediato sulla sicurezza saudita e sul commercio mondiale.

Questo non rende l’annuncio nazionale irrilevante. Serve a mobilitare forze diverse, trasformare un intervento saudita in richiesta di sovranità yemenita e presentare la campagna come ricostruzione dello Stato. Ma la sequenza rivela il rapporto di forza: si combatte prima dove l’interesse di Riyadh e quello del governo coincidono.

Il primo obiettivo realistico non è Sana’a: è togliere agli Houthi la capacità di stringere il Mar Rosso mentre l’Iran preme su Hormuz. Se l’operazione si fermerà dopo la costa, Yemen Dawn avrà avuto un nome nazionale e una funzione regionale. Se avanzerà verso le alture, inizierà invece una guerra molto più lunga, nella quale la superiorità aerea saudita dovrà misurarsi di nuovo con territorio, frammentazione politica e protezione dei civili.

Fonti

Nota metodologica: fonti e sviluppi verificati il 5 ottobre 2026. Sono distinti decisioni ufficiali, risultati riferiti da fonti militari, rivendicazioni della coalizione e valutazioni editoriali. Il controllo definitivo di Dhubab e i dati sugli attacchi aerei non sono presentati come autonomamente accertati. La copertina è un’illustrazione generata, non una fotografia documentaria.

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