La tregua yemenita non è stata formalmente cancellata: è stata superata dai fatti. Il 4 ottobre Rashad al-Alimi, presidente del Consiglio presidenziale riconosciuto internazionalmente, ha annunciato operazioni militari per recuperare tutti i territori ancora controllati dagli Houthi. Il 5 ottobre fonti militari e governative hanno riferito a Reuters che le forze sostenute da Riyadh avevano preso ampie parti del distretto di Dhubab, affacciato su Bab el-Mandeb, con una pesante copertura aerea della coalizione saudita.
Fatto e inquadramento
Il comunicato ufficiale di al-Alimi non descrive una semplice controffensiva costiera. Annuncia il passaggio dalla preparazione alla «liberazione», ordina a forze armate, sicurezza e formazioni alleate di eseguire i piani approvati e lega l’operazione al ripristino dell’autorità statale sull’intero territorio. Il governo ha poi denominato la campagna Yemen Dawn, indicando fra gli obiettivi la riconquista di Sana’a e la fine del potere militare houthi.
Il primo risultato rivendicato riguarda Dhubab. Reuters riferisce che le forze governative hanno conquistato ampie porzioni del distretto e stanno tentando di consolidarne il controllo. I media vicini agli Houthi negano l’avanzata. La formulazione corretta, quindi, non è che Bab el-Mandeb sia già tornato stabilmente sotto il governo: esiste un’avanzata documentata da più fonti, contestata dal fronte opposto e ancora esposta al contrattacco.
Associated Press riporta una dichiarazione del portavoce saudita Turki al-Malki secondo cui cento caccia starebbero fornendo protezione aerea e centinaia di obiettivi houthi sarebbero stati distrutti. AP precisa che dimensioni e risultati della campagna non erano verificabili in modo indipendente. Il dato sui cento velivoli è dunque una rivendicazione ufficiale della coalizione, non una misurazione autonoma.
- Decisione ufficiale: il governo riconosciuto ha avviato una campagna nazionale contro gli Houthi.
- Primo asse operativo: Dhubab e il lato yemenita di Bab el-Mandeb.
- Sostegno saudita: armi, addestramento e copertura aerea; Riyadh cerca anche assistenza logistica dagli alleati.
- Avanzata: fonti Reuters parlano di ampie parti di Dhubab prese dalle forze governative, non di controllo definitivamente consolidato.
- Rivendicazione saudita: cento caccia e centinaia di bersagli colpiti, dati non verificati indipendentemente.
- Fronte opposto: gli Houthi avanzano intorno a Taiz e rivendicano successi nel distretto di al-Mawasit.
Interessi e rapporti di forza
Bab el-Mandeb è il punto in cui la guerra civile yemenita diventa problema dell’economia mondiale. Lo stretto collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e condiziona la rotta fra Asia, Suez ed Europa. La campagna saudita non mira quindi soltanto a restituire territorio ad Aden: vuole impedire che gli Houthi trasformino la costa in una leva militare permanente sul traffico marittimo.
Per Riyadh la posta è doppia. Da un lato, missili e droni houthi minacciano città e infrastrutture energetiche saudite. Dall’altro, il controllo dello stretto acquista valore ancora maggiore mentre Hormuz resta sottoposto alla pressione iraniana. Due colli di bottiglia ostili sulla stessa filiera restringerebbero lo spazio strategico saudita e renderebbero più costose esportazioni, assicurazioni e scorte.
Gli Houthi cercano l’effetto opposto: trasformare la profondità territoriale yemenita in potere regionale. Il controllo di costa, isole, alture e strade non garantisce automaticamente il blocco dello stretto, ma amplia la capacità di minacciare navi e di negoziare da una posizione più forte. La loro avanzata verso Taiz serve anche a costringere le forze governative a dividere uomini e logistica fra costa e montagna.
| Attore | Obiettivo | Leva | Vulnerabilità |
|---|---|---|---|
| Governo di al-Alimi | Recuperare territorio e legittimità statale | Forze locali, riconoscimento internazionale, sostegno saudita | Frammentazione interna e dipendenza militare |
| Arabia Saudita | Proteggere territorio, energia e navigazione | Aviazione, finanziamento, addestramento e diplomazia | Guerra lunga, costi civili e fallimento già sperimentato |
| Houthi | Consolidare il controllo e imporre capacità regionale | Territorio, missili, droni e pressione sulle rotte | Superiorità aerea avversaria e isolamento economico |
| Iran | Tenere sotto pressione Arabia Saudita e Stati Uniti | Relazione politica e militare con gli Houthi | Rischio di saldare una coalizione regionale contraria |
| Operatori marittimi | Transiti prevedibili e assicurabili | Deviazione delle rotte e pressione commerciale | Costi, ritardi e dipendenza da due stretti |
La promessa dello Stato e il problema della coalizione
Al-Alimi ha presentato l’offensiva come restaurazione istituzionale: stipendi arretrati, riparazione di strade, acqua ed elettricità, ritorno degli sfollati e ricostruzione dovrebbero seguire ogni conquista. È una promessa politicamente necessaria, perché l’esperienza del conflitto ha mostrato che togliere una città agli Houthi non equivale a costruirvi un’amministrazione stabile.
Il governo riconosciuto non è un blocco uniforme. Il Consiglio presidenziale, le forze locali, le Brigate dei Giganti e gli attori meridionali hanno catene di comando e progetti politici differenti. L’appoggio saudita può sincronizzare un’offensiva; non elimina automaticamente la disputa sul futuro del Sud, sulla distribuzione delle risorse o sul controllo delle istituzioni.
La definizione di guerra nazionale nasconde quindi una contraddizione. Il governo promette unità territoriale, ma dipende da formazioni che non condividono necessariamente la stessa idea di Yemen. Se la campagna produrrà conquiste senza un accordo politico interno, l’autorità statale rischierà di restare un’etichetta applicata a poteri armati concorrenti.
Lawfare e diritto: l’avvertimento non trasferisce la responsabilità
Nel discorso ufficiale al-Alimi ordina alle forze di rispettare la legge, proteggere civili e proprietà e invita la popolazione a tenersi lontana da siti militari e linee di rifornimento. Queste dichiarazioni sono rilevanti, ma non bastano a determinare la liceità delle operazioni.
Il diritto internazionale umanitario impone a tutte le parti distinzione fra obiettivi militari e civili, proporzionalità e precauzioni praticabili. Un avvertimento può essere una precauzione, ma non rende militare un obiettivo civile e non autorizza un attacco sproporzionato. Né la presenza houthi in un’area trasferisce alla popolazione il rischio giuridico dell’operazione.
La copertura aerea saudita riapre inoltre il tema della responsabilità della coalizione. Chi seleziona il bersaglio, fornisce intelligence, ordina o conduce l’attacco può rispondere delle proprie condotte. L’aiuto logistico di Stati terzi va distinto dalla partecipazione diretta, ma non può essere sottratto a tracciabilità, condizioni d’uso e controllo sulle conseguenze civili.
La promessa di amnistia per chi depone le armi dovrà essere tradotta in procedure conoscibili e non discriminatorie. Detenzione, trattamento dei prigionieri, sparizioni e vendette nelle aree conquistate saranno un test più concreto della retorica sul ritorno dello Stato.
Scenari
| Scenario | Segnale da osservare | Conseguenza |
|---|---|---|
| Consolidamento di Dhubab | Controllo stabile delle alture e riapertura protetta della navigazione | Riyadh riduce la pressione sullo stretto ma non chiude la guerra |
| Controffensiva houthi | Perdita delle posizioni costiere o nuove interdizioni navali | L’operazione si trasforma in logoramento e aumenta il rischio energetico |
| Accerchiamento di Taiz | Interruzione della strada verso Aden e pressione su al-Mawasit | Il governo deve scegliere fra difendere la città e avanzare sulla costa |
| Campagna verso Sana’a | Apertura coordinata di fronti nelle alture e mobilitazione prolungata | La guerra torna nazionale con costi civili e militari molto maggiori |
| Ritorno al negoziato | Pressione saudita per congelare il fronte dopo aver recuperato lo stretto | Bab el-Mandeb diventa moneta di scambio, non preludio alla conquista totale |
La tesi: la riconquista nazionale serve anzitutto a riprendere lo stretto
Il linguaggio di Yemen Dawn è massimalista: liberare tutto il Paese, riprendere Sana’a, riportare le armi sotto la legge. La priorità operativa, però, è più precisa. Le prime forze e la copertura aerea si concentrano su Dhubab e Bab el-Mandeb, dove il territorio yemenita produce un effetto immediato sulla sicurezza saudita e sul commercio mondiale.
Questo non rende l’annuncio nazionale irrilevante. Serve a mobilitare forze diverse, trasformare un intervento saudita in richiesta di sovranità yemenita e presentare la campagna come ricostruzione dello Stato. Ma la sequenza rivela il rapporto di forza: si combatte prima dove l’interesse di Riyadh e quello del governo coincidono.
Il primo obiettivo realistico non è Sana’a: è togliere agli Houthi la capacità di stringere il Mar Rosso mentre l’Iran preme su Hormuz. Se l’operazione si fermerà dopo la costa, Yemen Dawn avrà avuto un nome nazionale e una funzione regionale. Se avanzerà verso le alture, inizierà invece una guerra molto più lunga, nella quale la superiorità aerea saudita dovrà misurarsi di nuovo con territorio, frammentazione politica e protezione dei civili.
Fonti
- Presidenza del Consiglio presidenziale yemenita — annuncio delle operazioni nazionali, 4 ottobre 2026
- Reuters — avanzata a Dhubab e sostegno aereo saudita, 5 ottobre 2026
- Reuters — lancio della campagna nazionale, 4 ottobre 2026
- Associated Press — campagna aerea, Taiz e Yemen Dawn, 5 ottobre 2026
- Comitato internazionale della Croce Rossa — condotta delle ostilità e protezione dei civili
Nota metodologica: fonti e sviluppi verificati il 5 ottobre 2026. Sono distinti decisioni ufficiali, risultati riferiti da fonti militari, rivendicazioni della coalizione e valutazioni editoriali. Il controllo definitivo di Dhubab e i dati sugli attacchi aerei non sono presentati come autonomamente accertati. La copertina è un’illustrazione generata, non una fotografia documentaria.
