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I dati europei nelle mani di Israele: l’accordo Europol che può colpire i palestinesi

Bruxelles continua a negoziare lo scambio delle informazioni personali più sensibili nonostante il proprio Servizio giuridico abbia contestato la possibilità di utilizzarle nei territori occupati.

Emir Alili — Presidente MDPDossier strategico
Elaborazione editoriale sul trasferimento di dati tra Europol e le autorità israeliane
Elaborazione editoriale simbolica. L’accordo è ancora oggetto di negoziato e non risulta operativo.

L’Unione europea si presenta come la potenza normativa che ha trasformato la protezione dei dati in un diritto fondamentale. Nello stesso tempo, la Commissione continua a negoziare con Israele un accordo capace di trasferire a polizia e servizi di sicurezza israeliani informazioni biometriche, genetiche, sanitarie, religiose e politiche. Non una generica cooperazione tecnica, ma materiale che può identificare una persona, ricostruirne le relazioni e localizzarne i movimenti.

L’accordo non è ancora entrato in vigore. Questo punto è decisivo per non trasformare il rischio documentato in un fatto già consumato. Ma è altrettanto documentato che il negoziato non è stato abbandonato: nell’aprile 2026 la stessa Commissione ha rifiutato di pubblicare gran parte dei documenti perché le trattative erano ancora in corso e la loro divulgazione avrebbe potuto compromettere i rapporti con Israele.

01 · Il mandato

Dalla cooperazione strategica allo scambio di dati personali

Europol e Israele collaborano formalmente dal 2018. Il primo accordo permette lo scambio di informazioni strategiche e tecniche, ma non autorizza il trasferimento sistematico di dati personali. Per superare quel limite, il Consiglio dell’Unione diede alla Commissione un mandato negoziale specifico.

Quel mandato stabiliva garanzie apparentemente rigorose: finalità limitate alla lotta contro criminalità grave e terrorismo, controllo indipendente, diritto di accesso e rettifica, divieto di ulteriori trasferimenti non autorizzati. Stabiliva inoltre che l’accordo non si applicasse alle aree passate sotto amministrazione israeliana dopo il 5 giugno 1967: Cisgiordania, Gerusalemme Est, Gaza e Golan.

La linea politica europea era quindi chiara. Collaborare con Israele senza trasformare la cooperazione di polizia in un riconoscimento dell’occupazione.

02 · La deviazione

Le eccezioni che riportano i dati nei territori occupati

Le trattative si conclusero tecnicamente nel settembre 2022 con una bozza condivisa. Secondo il parere riservato del Servizio giuridico del Consiglio, quel testo introduceva però due eccezioni che permettevano alle autorità israeliane di utilizzare i dati nei territori occupati: in presenza di una minaccia imminente alla vita e per prevenire, indagare o perseguire reati.

La seconda formula è talmente ampia da mettere in discussione l’esclusione territoriale. Le autorità competenti non sarebbero soltanto la polizia nazionale israeliana, ma anche lo Shin Bet e altri apparati. L’informazione fornita da Europol potrebbe quindi entrare nella macchina di sorveglianza che opera direttamente sulla popolazione sottoposta a occupazione.

I giuristi del Consiglio avvertirono che sarebbe stata la prima volta in cui un accordo tra UE e Israele avrebbe previsto la propria applicazione nei territori occupati dal 1967. Rilevarono inoltre che la Commissione non aveva rispettato il mandato ricevuto e non aveva informato adeguatamente il gruppo del Consiglio incaricato di seguire i negoziati.

03 · Quali dati

Non soltanto nomi: identità, corpo, idee e relazioni

La bozza riguarda categorie di dati che, nelle mani di un apparato di sicurezza, permettono di ricostruire l’intera vulnerabilità di un individuo: origine razziale o etnica, opinioni politiche, convinzioni religiose, appartenenza sindacale, informazioni genetiche e biometriche, salute, vita sessuale e orientamento sessuale.

Il mandato europeo afferma che queste informazioni dovrebbero essere trasferite soltanto quando strettamente necessario e proporzionato. Ma la garanzia scritta non risolve la domanda politica: chi controllerà l’uso concreto dei dati una volta entrati negli archivi israeliani? E quale rimedio effettivo avrebbe un palestinese residente sotto occupazione se quelle informazioni fossero utilizzate per limitarne i movimenti, disporne la detenzione o inserirlo in un sistema di selezione degli obiettivi?

L’avvocato israeliano Eitan Diamond ha avvertito che i dati potrebbero alimentare decisioni di arresto, maltrattamento o uccisione. Raji Sourani, fondatore del Palestinian Centre for Human Rights, ha condensato il rischio in un paragone estremo: «È come affidare a Hitler i dati degli ebrei». La frase è una denuncia politica, non una qualificazione giuridica. Il suo significato, tuttavia, è preciso: non si consegnano i dati delle persone dominate all’apparato che esercita il dominio.

04 · La segretezza

Bruxelles protegge il negoziato dal controllo pubblico

Il Servizio giuridico formulò le proprie obiezioni nel novembre 2022. La questione avrebbe potuto fermarsi lì. I documenti ottenuti da Statewatch mostrano invece incontri tra funzionari europei e rappresentanti israeliani nel 2023, 2024, 2025 e fino al 28 gennaio 2026.

Quando è stato chiesto l’accesso agli atti, la Commissione ha identificato diciassette documenti ma ne ha resi pubblici integralmente soltanto due. Per gli altri ha invocato la tutela delle relazioni internazionali e la necessità di non rivelare posizioni, tattiche e concessioni negoziali. Ha confermato così due fatti: il negoziato è ancora vivo e la sua sostanza rimane sottratta al controllo pubblico.

Nel luglio 2026 ventisette eurodeputati hanno chiesto chiarimenti sullo stato delle trattative, sulle riunioni successive al 2022 e sulle garanzie per i palestinesi. La Commissione dispone normalmente di sei settimane per rispondere. Al momento della pubblicazione di questo dossier, una risposta conclusiva non risulta disponibile.

05 · La contraddizione europea

Rifiutare l’occupazione a parole, sostenerne l’infrastruttura nei fatti

Nel luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia ha stabilito che la presenza israeliana nei territori palestinesi occupati è illegale e che Stati e organizzazioni internazionali non devono prestare aiuto o assistenza al suo mantenimento. È proprio su questo punto che il dossier Europol assume significato geopolitico.

L’Unione non deve occupare direttamente un territorio per contribuire alla sua amministrazione. Può farlo fornendo capacità, tecnologia e informazione. Se i dati europei vengono usati per identificare, localizzare, arrestare o controllare persone nei territori occupati, la distinzione tra cooperazione contro il crimine e assistenza all’occupazione diventa artificiale.

La contraddizione è ancora più profonda perché l’UE gestisce EUPOL COPPS, missione nata per sostenere la polizia civile e le istituzioni giudiziarie palestinesi. Da una parte Bruxelles dichiara di voler rafforzare l’autonomia istituzionale palestinese; dall’altra negozia un canale informativo con le autorità della potenza occupante. Il rischio è che la capacità costruita a favore dei palestinesi venga riassorbita nella superiorità informativa israeliana.

06 · Cui prodest?

La sicurezza come argomento che cancella il limite

Israele ottiene accesso potenziale a una rete informativa europea vasta e tecnicamente avanzata. Europol e gli Stati membri ottengono cooperazione con apparati israeliani dotati di capacità operative e di intelligence rilevanti. La Commissione rafforza il proprio ruolo nella costruzione di una sicurezza europea sempre più integrata.

Il costo ricade sulle persone trasformate in oggetti dell’informazione: palestinesi nei territori occupati, membri della diaspora, attivisti, giornalisti e operatori umanitari collegati con Gaza o la Cisgiordania. Non perché ogni loro dato verrebbe automaticamente trasferito, ma perché categorie come terrorismo, sicurezza e prevenzione criminale possono essere applicate dentro un conflitto nel quale l’attività politica palestinese viene frequentemente trattata come minaccia.

La questione non è scegliere tra sicurezza e assenza di sicurezza. È stabilire se la sicurezza possa cancellare il confine giuridico tra uno Stato e i territori che occupa. La bozza del 2022 prova a mantenere il divieto e contemporaneamente a svuotarlo attraverso le eccezioni.

07 · Conclusione

I dati come forma di partecipazione politica

L’Unione europea non ha ancora consegnato a Israele il sistema descritto in questo dossier. Ma continua a negoziarlo dopo che i propri giuristi ne hanno indicato le incompatibilità, dopo il parere della Corte internazionale di giustizia e durante una guerra che ha mostrato quanto intelligence, sorveglianza e selezione degli obiettivi siano integrate.

Il trasferimento di un dato non è mai neutrale. È una decisione su chi può conoscere una persona, classificarla e agire contro di lei. Quando il destinatario esercita un’occupazione militare, condividere informazioni significa scegliere materialmente da quale parte della relazione di potere collocarsi.

Bruxelles può continuare a dichiarare che l’accordo conterrà garanzie. Ma una garanzia è credibile soltanto se il destinatario può essere controllato, la persona colpita può ricorrere e la violazione produce conseguenze. In assenza di queste condizioni, la protezione dei dati rischia di diventare il linguaggio formale con cui l’Europa autorizza ciò che afferma di voler impedire.

Fonti e documenti

Fonti consultate

Consiglio dell’Unione europeaMandato negoziale del 28 maggio 2018 e garanzie richieste Servizio giuridico del Consiglio UEParere riservato 15320/22 del 29 novembre 2022 StatewatchInchiesta, documenti e cronologia del negoziato, 30 luglio 2026 Commissione europeaRisposta sull’accesso agli atti EASE 2026/1467, 29 aprile 2026 EuropolAccordo di cooperazione strategica con Israele del 2018 Corte internazionale di giustiziaParere consultivo sull’occupazione palestinese, 19 luglio 2024 Parlamento europeoInterrogazione E-002925/2026 sullo stato dei negoziati Novara MediaTestimonianze di Eitan Diamond e Raji Sourani