Medio Oriente · Gaza
L’economia clandestina di Gaza: chi guadagna dal blocco
La chiusura non elimina gli scambi. Li sposta in una zona clandestina dove ogni valico, permesso e carico diventa una rendita pagata dalla popolazione.

Il blocco di Gaza viene normalmente raccontato come uno strumento per impedire che beni e risorse raggiungano Hamas. Ma un’inchiesta di Associated Press, basata su documenti giudiziari israeliani e interviste a commercianti, autotrasportatori e funzionari, mostra una conseguenza strutturale: quando il commercio legale viene soffocato, la domanda non scompare. Il commercio viene trasferito nell’ombra e il prezzo della sopravvivenza cresce.
Secondo la ricostruzione, soldati israeliani e intermediari avrebbero ricevuto pagamenti per introdurre merci attraverso valichi e mezzi militari. Ospedali e servizi essenziali sarebbero stati costretti a rivolgersi a queste reti per carburante, farmaci e attrezzature. Le accuse non equivalgono a condanne definitive, ma i procedimenti già avviati dimostrano che non siamo davanti soltanto a voci provenienti dalla guerra.
01 · La scarsità
Quando un bene essenziale diventa una rendita
Una batteria per automobile, che prima della guerra costava circa 140 dollari, può superare 2.300 dollari. Non è un semplice aumento dovuto alla logistica: è il prezzo politico della scarsità. Ogni restrizione aggiunge un intermediario, ogni controllo aumenta il rischio e ogni rischio viene trasferito sul consumatore finale.
Il blocco produce così due economie parallele. Quella ufficiale viene ridotta al minimo; quella clandestina assorbe la domanda e moltiplica i margini. Alcuni commercianti intervistati attribuiscono al contrabbando oltre il 70 per cento dei propri profitti. Più il sistema regolare viene compresso, maggiore diventa il valore economico dell’accesso illegale.
02 · Gli attori
Una filiera che attraversa il confine
Il mercato nero non appartiene a un solo soggetto. Ha bisogno di persone capaci di muoversi dentro apparati, valichi, trasporti e autorità locali. Sul lato israeliano, tredici persone risultano incriminate, compreso il fratello del capo dello Shin Bet; il capo del servizio non è personalmente coinvolto nelle accuse. Sul lato di Gaza, secondo AP, il governo locale trattiene percentuali sulle merci clandestine.
Questo quadro non autorizza a equiparare responsabilità diverse. Mostra però che il confine tra guerra e affare diventa poroso: soggetti formalmente nemici possono essere collegati dalla stessa catena economica. Il profitto crea una cooperazione occulta là dove la politica dichiara una separazione assoluta.
03 · Cui prodest?
Chi controlla il passaggio controlla la popolazione
Guadagnano gli intermediari che trasformano l’accesso in monopolio. Guadagnano i funzionari corrotti che possono aprire o chiudere un varco. Guadagnano le autorità che impongono prelievi sulle merci. Perdono i civili, costretti a pagare prezzi estremi per beni che in condizioni normali sarebbero comuni.
La funzione politica è ancora più importante del profitto. Se medicinali, carburante e ricambi dipendono da una rete informale, chi gestisce quella rete ottiene informazioni, influenza e capacità di ricatto. La scarsità non è soltanto una privazione: diventa una tecnologia di governo.
04 · L’incongruenza
Il blocco non elimina il flusso: ne cambia i beneficiari
La giustificazione ufficiale sostiene che le restrizioni impediscano il rafforzamento di Hamas. Ma se i beni continuano a entrare attraverso reti clandestine e le autorità locali ne trattengono una quota, il risultato può essere opposto: il commercio legale viene indebolito mentre i soggetti dotati di accesso armato o politico diventano indispensabili.
È la dinamica già osservata in molte economie sottoposte a embargo. Le sanzioni e i blocchi colpiscono la popolazione in modo diffuso, ma creano opportunità concentrate per chi controlla frontiere, valuta e protezione. L’economia non scompare: cambia proprietà.
05 · Conclusione
La sopravvivenza trasformata in mercato
Il punto non è negare l’esistenza del contrabbando prima della guerra né assolvere Hamas dalle proprie responsabilità. Il punto è comprendere il meccanismo: una chiusura prolungata crea artificialmente un differenziale di prezzo enorme. Quel differenziale finanzia chi dispone di armi, relazioni, permessi o protezioni.
La domanda decisiva non è quindi se sotto il blocco esista ancora commercio. È chi può praticarlo, chi incassa la rendita e chi paga il costo finale. A Gaza la risposta ricade ancora una volta sulla popolazione civile: privata dell’accesso normale ai beni, deve finanziare la rete clandestina necessaria a sopravvivere.
Fonti e documenti
Fonti consultate
Associated PressInchiesta sul mercato clandestino alimentato dal blocco, 20 agosto 2026Associated PressDocumentazione sul procedimento relativo alla rete di contrabbandoThe GuardianConferma indipendente sulle incriminazioni in IsraeleApprofondimenti