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Gaza: perché i colloqui di Kushner non hanno prodotto una svolta

L’apertura di un canale diretto con Hamas è politicamente rilevante, ma non supera il conflitto fondamentale sulla sequenza tra disarmo, ritiro israeliano e ricostruzione.

Emir Alili — Presidente MDPNews analysis
Veduta aerea delle distruzioni a Rafah nella Striscia di Gaza
Rafah dopo il ritiro delle forze israeliane nel gennaio 2025. Foto: Ashraf Amra, UNRWA. Fonte e licenza: Wikimedia Commons. Immagine d’archivio.

I colloqui condotti da Jared Kushner con dirigenti di Hamas, mediatori regionali e Benjamin Netanyahu si sono conclusi senza una svolta. Reuters riferisce che le parti hanno discusso una cornice che combina disarmo di Hamas, ritiro israeliano, amministrazione civile palestinese e ricostruzione. Il linguaggio diplomatico è stato positivo, ma le condizioni operative restano incompatibili.

Il dato nuovo non è un accordo inesistente. È il fatto che Washington abbia accettato un contatto diretto con la leadership politica di Hamas e abbia provato a separare il negoziato dalla semplice gestione degli ostaggi. Questo amplia il campo diplomatico, ma espone anche la debolezza del piano: nessuna delle parti vuole compiere per prima il passo irreversibile.

01 · Il fatto

Un canale diretto senza un’intesa sulla sequenza

Hamas ha espresso disponibilità condizionata a una formula di disarmo o trasferimento delle armi sotto un’autorità palestinese neutrale. Israele insiste invece sulla distruzione completa dell’arsenale prima di qualsiasi ritiro significativo e prima dell’avvio della ricostruzione.

Il dissenso riguarda quindi il rapporto tra garanzia e vulnerabilità. Per Hamas, disarmarsi prima del ritiro significa perdere ogni leva senza certezza sul comportamento israeliano. Per Israele, ritirarsi prima del disarmo significa lasciare a Hamas la capacità di ricostruire la propria forza.

02 · Potere negoziale

Ricostruzione, sicurezza e controllo politico

La ricostruzione di Gaza non è una questione tecnica. Chi decide tempi, fondi, accessi e amministrazione acquisisce potere sul futuro della Striscia. Vincolare ogni intervento alla demilitarizzazione può produrre pressione su Hamas, ma trasferisce il costo sui civili.

Egitto, Qatar e Turchia restano indispensabili perché possono parlare con Hamas, mentre gli Stati Uniti conservano la leva decisiva su Israele. La diplomazia funziona soltanto se queste influenze vengono esercitate nello stesso momento.

03 · Politica israeliana

Il negoziato entra nella campagna elettorale

Netanyahu affronta le elezioni di ottobre e non può ignorare la competizione interna al Likud e sulla destra. Accettare un ritiro prima del disarmo verrebbe presentato dai rivali come una rinuncia agli obiettivi di guerra.

Questo lega la sorte di Gaza alla politica interna israeliana. Un compromesso tecnicamente possibile può diventare elettoralmente troppo costoso.

04 · Conclusione

Il processo esiste, la soluzione ancora no

Il contatto diretto con Hamas crea un precedente e riduce l’ipocrisia di negoziati condotti soltanto per intermediari. Non risolve però il nodo centrale: chi deve assumersi per primo il rischio della de-escalation.

Finché disarmo e ritiro resteranno condizioni preliminari contrapposte, il piano sarà una cornice diplomatica senza meccanismo di attuazione.

Fonti e documenti

Fonti consultate

ReutersColloqui Kushner–Hamas–Netanyahu senza svoltaReutersProfilo di Khalil al-Hayya e posizione negoziale di HamasReutersMissione degli inviati statunitensi e ruolo dei mediatori