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Il doppio assedio dell’Arabia Saudita: Houthi, Hormuz e Bab el-Mandeb

La pressione iraniana sul Golfo rende vitale la via occidentale saudita. Gli Houthi stanno colpendo proprio quella: non è ancora un blocco effettivo dei due stretti, ma una manovra capace di trasformare ogni rotta in rischio.

Emir Alili — Presidente MDPDossier strategico
Petroliera nel Mar Rosso con mappa delle rotte tra Bab el-Mandeb, Arabia Saudita e Stretto di Hormuz
Elaborazione editoriale. La mappa rappresenta il rapporto strategico tra i due stretti e non rotte navali puntuali.

L’Arabia Saudita ha costruito per decenni la propria sicurezza energetica su una regola semplice: non dipendere da un solo passaggio marittimo. Se lo Stretto di Hormuz diventa insicuro, il greggio può attraversare il Paese tramite l’oleodotto Est–Ovest e raggiungere Yanbu, sul Mar Rosso. Ma da Yanbu le petroliere devono comunque scendere verso Bab el-Mandeb per accedere all’Oceano Indiano.

È esattamente questa seconda uscita che gli Houthi stanno mettendo sotto pressione. Il 20 luglio il movimento yemenita ha annunciato un blocco navale contro l’Arabia Saudita, sostenendo di reagire a un assedio saudita dello Yemen. Riyadh nega l’accusa. Nelle settimane successive sono stati colpiti la raffineria di Jazan, il porto yemenita di Mocha e diverse imbarcazioni nel Mar Rosso. Il dato strategico non è che i due stretti siano già chiusi: non lo sono. È che il costo, il tempo e il rischio delle alternative saudite stanno crescendo contemporaneamente.

01 · I fatti

Dal blocco dichiarato agli attacchi verificati

Le rivendicazioni Houthi e i fatti confermati devono essere separati. Il portavoce militare Yahya Saree ha attribuito al gruppo l’attacco con drone contro la raffineria Saudi Aramco di Jazan. Il ministero saudita dell’Energia ha confermato un incendio, poi spento senza feriti, ma non ne ha indicato pubblicamente la causa. La stessa fonte Houthi ha rivendicato attacchi contro Mocha e contro una nave militare saudita con quattro unità di scorta; su quest’ultima azione Reuters ha precisato che non vi era una conferma immediata delle autorità saudite.

A Mocha, invece, gli effetti dell’escalation sono documentati. Il direttore del porto ha dichiarato il 15 agosto la sospensione delle attività commerciali e marittime dopo oltre 25 missili, sette morti e perdite stimate in 16 milioni di dollari. Il governo yemenita riconosciuto internazionalmente parla di infrastrutture civili colpite; gli Houthi sostengono di avere preso di mira concentrazioni militari e armamenti delle forze sostenute da Riyadh. Le due versioni divergono sull’obiettivo, non sull’intensità dell’attacco.

02 · La geografia

Hormuz e Bab el-Mandeb diventano un unico campo di pressione

Hormuz controlla l’uscita dal Golfo Persico. Bab el-Mandeb controlla l’ingresso meridionale del Mar Rosso. Per l’Arabia Saudita non sono due crisi separate, ma le due estremità di una sola architettura logistica. L’oleodotto Est–Ovest permette di portare il greggio dai giacimenti orientali a Yanbu senza attraversare Hormuz; quella soluzione perde però valore se la navigazione a sud di Yanbu diventa pericolosa.

Reuters ha riferito che Saudi Aramco sta offrendo ad alcuni raffinatori asiatici carichi fuori da Hormuz e ha deviato parte delle esportazioni verso Yanbu e Sidi Kerir, in Egitto. Le compagnie possono usare il Canale di Suez o circumnavigare l’Africa, ma la distanza e i premi assicurativi aumentano. Il presidente della giapponese Idemitsu ha stimato che alcune rotte possano allungarsi da circa venti a cinquanta o sessanta giorni. Non è ancora una paralisi: è una tassa geopolitica incorporata in ogni barile.

03 · Lo Yemen

Il ritorno della guerra che nessuno aveva realmente chiuso

La tregua mediata dalle Nazioni Unite nel 2022 aveva ridotto i combattimenti su larga scala, ma non aveva prodotto un accordo politico definitivo. Il 13 agosto l’inviato ONU Hans Grundberg ha avvertito che lo Yemen affronta il rischio più grave di ritorno alla guerra estesa da quella tregua. Ha indicato l’intensificazione delle attività militari a Marib, Hadramawt, Mocha e su altri fronti, chiedendo la cessazione degli attacchi transfrontalieri e contro la navigazione.

La fragilità militare coincide con una catastrofe sociale. Secondo il responsabile umanitario ONU Tom Fletcher, più della metà della popolazione yemenita vive una condizione di insicurezza alimentare acuta e sei milioni di persone si trovano a livelli di privazione vicini alla carestia. Ogni escalation offre agli attori armati una nuova leva, mentre trasferisce sulla popolazione il costo di porti chiusi, merci più care e aiuti più difficili da distribuire.

04 · Il Patto della Mecca

La deterrenza proclamata incontra il primo test concreto

L’attacco a Jazan è avvenuto due giorni dopo la firma dell’accordo di difesa tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. Il testo politico stabilisce che un’aggressione contro uno dei tre sia considerata un’aggressione contro tutti. Ma il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha precisato che forma, intensità e modalità del sostegno devono essere definite attraverso consultazioni.

Qui emerge la differenza tra una formula di solidarietà e un’alleanza militarmente integrata. Ankara può offrire droni, sistemi navali, intelligence e difesa aerea; Islamabad possiede capacità missilistiche e deterrenza nucleare, ma deve evitare di essere trascinata direttamente nel confronto Iran–Golfo. Riyadh ha bisogno di dimostrare che il Patto produce sicurezza senza trasformarlo automaticamente in una dichiarazione di guerra contro Teheran o contro gli Houthi.

Il presidente turco Erdoğan ha già condannato gli attacchi Houthi e discusso con il principe ereditario Mohammed bin Salman la sicurezza del Mar Rosso. Il passaggio decisivo sarà capire se seguiranno pattugliamenti, condivisione operativa, protezione delle infrastrutture o soltanto coordinamento diplomatico.

05 · Cui prodest?

Chi guadagna dalla pressione su due stretti

Gli Houthi trasformano la geografia in riconoscimento politico. Minacciare navi, porti e raffinerie costringe potenze regionali e globali a trattarli come attore capace di influenzare energia e commercio mondiale. La pressione esterna può inoltre rafforzare il controllo interno del movimento, spostando il conflitto dalla gestione fallimentare dello Yemen alla resistenza contro un nemico esterno.

L’Iran ottiene profondità strategica senza dover controllare direttamente ogni operazione. La convergenza tra pressione iraniana su Hormuz e pressione Houthi sul Mar Rosso obbliga Riyadh a disperdere difese e dipendere maggiormente dai partner. Non è provato che Teheran ordini ogni singolo attacco Houthi; è documentato però l’allineamento politico e militare del movimento con l’Iran e il vantaggio strategico che la Repubblica islamica ricava dalla moltiplicazione dei fronti.

Le compagnie di navigazione, assicurazione e intermediazione trasferiscono una parte del rischio sui prezzi. I produttori concorrenti capaci di esportare da rotte più sicure guadagnano potere contrattuale. A pagare sono importatori asiatici, economie dipendenti dall’energia, consumatori e popolazione yemenita. La guerra marittima produce rendite lontano dal campo di battaglia.

06 · Il dilemma saudita

Reagire significa rischiare la guerra; non reagire significa perdere deterrenza

Riyadh può rispondere intensificando gli attacchi contro infrastrutture Houthi, ma l’intervento saudita iniziato nel 2015 non ha eliminato il movimento e ha contribuito a una delle più gravi crisi umanitarie contemporanee. Una nuova campagna potrebbe allargare il conflitto, esporre altre infrastrutture energetiche e mettere alla prova la coesione del Patto della Mecca prima che disponga di meccanismi comuni consolidati.

L’alternativa è negoziare, ma farlo sotto attacco rischia di premiare la coercizione e indebolire l’immagine di sicurezza su cui si fondano investimenti, Vision 2030 e ruolo regionale saudita. La strategia più probabile combina difesa delle rotte, pressione diplomatica, attacchi limitati e tentativi di separare il dossier yemenita dal confronto con l’Iran. Nessuna di queste opzioni elimina il problema strutturale: il Regno è un gigante energetico circondato da passaggi marittimi che altri attori possono minacciare a costi relativamente bassi.

07 · Conclusione

Il vero obiettivo è rendere insicura ogni alternativa

Un blocco navale non deve essere perfetto per produrre effetti. È sufficiente che armatori, assicuratori e compratori considerino credibile la minaccia. Gli Houthi non controllano Bab el-Mandeb come una marina convenzionale e l’Iran non ha chiuso Hormuz in modo totale. Ma insieme rendono vulnerabile la ridondanza su cui l’Arabia Saudita aveva costruito la propria sicurezza energetica.

Il doppio assedio è dunque politico prima ancora che fisico. Trasforma due stretti in un’unica leva, costringe Riyadh a scegliere tra escalation e concessione e obbliga Turchia e Pakistan a mostrare quanto vale davvero il Patto della Mecca. Se l’accordo resta una dichiarazione, gli avversari ne misureranno presto i limiti. Se diventa un dispositivo operativo, il Mar Rosso sarà il primo teatro in cui nascerà una nuova architettura di sicurezza regionale.

Fonti e documenti

Fonti consultate

Reuters · Nazioni UniteAvvertimento sul rischio di ritorno alla guerra in Yemen, 13 agosto 2026 ReutersAttacco rivendicato contro Jazan e implicazioni per Hormuz e Bab el-Mandeb, 9 agosto 2026 ReutersSospensione delle operazioni nel porto di Mocha, 15 agosto 2026 ReutersRivendicazione Houthi contro naviglio saudita e assenza di conferma di Riyadh, 17 agosto 2026 ReutersDeviazione delle esportazioni saudite fuori da Hormuz, 17 agosto 2026 Financial TimesEscalation della campagna Houthi contro l’Arabia Saudita, 21 agosto 2026 Saudi Press Agency · Ministero degli EsteriPosizione ufficiale saudita sul blocco dichiarato dagli Houthi