Se il 15 settembre era già circolato un allarme, e se il 23 settembre Netanyahu ricevette davvero la segnalazione attribuita al presidente emiratino Mohammed bin Zayed, in quale senso il 7 ottobre può ancora essere descritto come una sorpresa assoluta? L’inchiesta pubblicata da Haaretz l’8 settembre 2026 non fornisce la prova di una regia israeliana: l’ufficio del premier nega che la telefonata sia mai avvenuta. Introduce però un elemento preciso dentro una cronologia di piani conosciuti, segnali sottovalutati e informazioni non condivise. 7/10 — L’inizio della fine del Truman Show aveva già ricostruito quel metodo prima che emergesse questa nuova accusa: la gestione di Hamas come nemico funzionale alla divisione palestinese, il fallimento della dottrina del contenimento e l’uso dell’attacco come pretesto per un progetto politico e territoriale più ampio.
1. Il Fatto & La Manovra Egemonica
La nuova accusa. La ricostruzione di Haaretz, rilanciata da Jerusalem Post, Times of Israel e Repubblica, cita tre fonti straniere informate sulla conversazione. Secondo il racconto, Bin Zayed avrebbe parlato per 45 minuti con Netanyahu circa dieci giorni prima dell’attacco, riferendo che Sinwar preparava un “terremoto”. Netanyahu avrebbe risposto che Israele era pronto e che Hamas guardava soprattutto alla Cisgiordania.
Ciò che la fonte aggiunge. Ronen Bar, allora capo dello Shin Bet, e Herzi Halevi, allora capo di stato maggiore, avrebbero dichiarato a Haaretz di non essere stati informati della telefonata. La stessa ricostruzione sostiene però che un messaggio precedente era già arrivato allo Shin Bet il 15 settembre e aveva prodotto una riunione di sicurezza il 17. L’allarme emiratino, dunque, non sarebbe stato un fulmine in un cielo vuoto: avrebbe insistito su un rischio già entrato nella macchina istituzionale.
Ciò che resta contestato. L’ufficio di Netanyahu definisce il racconto “una menzogna assoluta” e nega che la telefonata sia avvenuta. Gli Emirati non hanno confermato pubblicamente. Naftali Bennett sostiene di sapere che l’avvertimento è vero, ma la sua dichiarazione è anche quella di un rivale elettorale. Finché non emergono registri della chiamata, note diplomatiche o testimonianze sotto giuramento, il fatto corretto da pubblicare è questo: esiste un’accusa circostanziata, corroborata da fonti citate dall’inchiesta e negata dal diretto interessato.
Prova, inferenza, ipotesi
- Documentato: IDF e Shin Bet hanno ammesso errori profondi e segnali ignorati prima e durante il 7 ottobre.
- Accusa investigativa: Bin Zayed avrebbe avvertito personalmente Netanyahu; il premier nega.
- Inferenza sostenibile: la versione della sorpresa assoluta è sempre meno sufficiente a spiegare la catena dei fatti.
- Non provato: che Netanyahu o lo Stato israeliano abbiano organizzato l’attacco di Hamas.
2. Il libro, prima della nuova rivelazione
7/10 — L’inizio della fine del Truman Show è disponibile su Amazon. Il file definitivo del manoscritto reca la data del 12 marzo 2026, quasi sei mesi prima dell’inchiesta odierna. Il libro non pretendeva di conoscere la telefonata emiratina. Aveva individuato il meccanismo nel capitolo “Il nemico necessario”: mantenere Hamas come contrappeso all’Autorità Palestinese, trasformare la frammentazione palestinese in veto sulla soluzione politica e usare ogni escalation come nuova prova che la pace è impossibile.
La formulazione centrale del testo era deliberatamente più precisa della propaganda: «Non affermo che Netanyahu abbia organizzato il 7 ottobre». Subito dopo, il libro sosteneva che le evidenze disponibili rendevano non credibile la sorpresa totale come spiegazione autonoma. La distinzione conta oggi più di ieri. Se il nuovo allarme verrà provato, confermerà una conoscenza politica del rischio e un mancato trasferimento dell’informazione; non trasformerà automaticamente omissione, errore o calcolo in regia operativa.
Il libro aveva inoltre descritto un secondo livello: l’evento come pretesto operativo. Un pretesto non deve necessariamente essere creato da chi lo utilizza. Può essere previsto, sottovalutato, lasciato maturare oppure semplicemente sfruttato dopo che si verifica. La prova dell’uso viene dalle decisioni successive; la prova della regia richiederebbe documenti, ordini e una catena di comando che oggi non sono pubblici.
“La sorpresa totale non regge come spiegazione autonoma. Il punto non è solo chi colpì, ma chi trasformò l’attacco in programma.”
3. I Vettori di Controllo: il nemico utile e il pretesto
Primo vettore: la dottrina. Per anni il governo Netanyahu ha consentito trasferimenti qatarini verso Gaza con l’obiettivo dichiarato di comprare stabilità. Lo Shin Bet ha poi indicato quella politica, insieme all’illusione che Hamas fosse dissuasa e interessata a governare, fra i fattori che facilitarono il disastro. Nel marzo 2025 l’agenzia ha scritto nella propria inchiesta che, se avesse agito diversamente negli anni precedenti e quella notte, il massacro sarebbe stato impedito. Reuters ha riportato l’ammissione e la divergenza con il potere politico.
Secondo vettore: la conoscenza frammentata. Il piano “Muro di Gerico”, le esercitazioni di Hamas, gli avvertimenti delle osservatrici e i segnali della notte precedente erano pezzi separati. L’apparato li interpretò dentro una convinzione già fissata: Hamas non voleva una guerra totale. La nuova accusa emiratina, se confermata, sposterebbe il problema dalla sola cecità analitica al vertice politico: chi sapeva, quando lo sapeva e perché non lo condivise.
Terzo vettore: l’uso politico. Dopo l’attacco, il governo israeliano trasformò immediatamente la sicurezza in mandato per assedio, sfollamento e distruzione su scala territoriale. La Corte internazionale di giustizia ha imposto misure provvisorie nel procedimento per genocidio senza aver ancora pronunciato una sentenza definitiva sul merito. La CPI ha emesso mandati per Netanyahu e Yoav Gallant per presunti crimini di guerra e contro l’umanità. B’Tselem, organizzazione israeliana, ha successivamente qualificato la condotta a Gaza come genocidio. Queste valutazioni non provano la pianificazione del 7 ottobre; documentano il terreno giuridico sul quale deve essere valutato il suo sfruttamento successivo.
Quarto vettore: l’inchiesta impedita o controllata. Il governo Netanyahu ha resistito alla commissione statale indipendente richiesta dalle famiglie e ha promosso un meccanismo nel quale maggioranza parlamentare e governo incidono su composizione e mandato. Reuters ha documentato lo scontro. Il controllo dell’indagine non dimostra la colpa sostanziale, ma incide sulla possibilità di accertarla.
4. Mappa dei Rapporti di Forza & Cui Prodest?
Netanyahu ha beneficiato nell’immediato della trasformazione del fallimento in guerra: l’agenda giudiziaria e la contestazione interna sono state subordinate all’emergenza. Ma il beneficio non è permanente. Ogni nuovo allarme attribuito al premier riporta la responsabilità dal campo astratto dell’intelligence a quello delle decisioni personali.
La destra annessionista israeliana ha ottenuto il collasso pratico della prospettiva dei due Stati, l’ampliamento del controllo territoriale e la normalizzazione del trasferimento forzato come opzione discussa. È questo il punto nel quale il libro parlava di “nemico necessario”: Hamas distrugge la sicurezza israeliana ma rende politicamente spendibile la tesi che non esista un interlocutore palestinese.
Hamas ha ottenuto la rottura dello status quo e la centralità della questione palestinese, pagando però con la devastazione di Gaza e con la vita di decine di migliaia di palestinesi. La responsabilità di Hamas per l’attacco ai civili e la presa di ostaggi resta autonoma; non scompare perché il governo israeliano abbia usato l’attacco per obiettivi propri.
Gli Stati Uniti e gli alleati occidentali hanno fornito armi, copertura diplomatica e protezione politica. La convergenza Washington–Tel Aviv non è un’astrazione: passa per trasferimenti militari, veti e pressione sulle corti. Il costo è stato trasferito sui palestinesi, sui bilanci pubblici occidentali e sull’ordine giuridico che quegli stessi Stati dichiarano di difendere.
La conclusione del libro oggi è più forte, ma deve restare esatta. Il 7 ottobre fu pianificato da Hamas. È documentato che Israele possedeva segnali e che i suoi apparati fallirono. È ora sostenuto da una nuova inchiesta, ancora contestata, che Netanyahu ricevette un allarme diretto e non lo condivise. È documentabile che l’attacco fu trasformato in pretesto per una campagna sulla quale gravano accuse giuridiche di genocidio. Non è ancora documentato che il governo israeliano abbia pianificato l’attacco. Il “cui prodest?” individua interessi, beneficiari e metodo; non sostituisce la prova. Proprio questa disciplina rende 7/10 una chiave di lettura, non una profezia costruita a posteriori.
Fonti
- Jerusalem Post, 8 settembre 2026 — ricostruzione dell’inchiesta Haaretz, fonti e smentita
- Times of Israel, 8 settembre 2026 — avvertimento attribuito a MBZ e risposta dell’ufficio Netanyahu
- la Repubblica, 8 settembre 2026 — la notizia mostrata nello screenshot
- Reuters, 4 marzo 2025 — conclusioni dell’inchiesta interna Shin Bet
- Reuters, 24 dicembre 2025 — scontro sulla commissione d’inchiesta
- Corte internazionale di giustizia — Sudafrica contro Israele, fascicolo e misure provvisorie
- B’Tselem, 27 luglio 2025 — Our Genocide
- Emir Alili, 7/10 — L’inizio della fine del Truman Show
