Washington non vuole limitarsi a sanzionare la Russia: vuole decidere il prezzo dell’accesso al mercato americano per chi continua a comprare energia russa. La legge firmata da Donald Trump il 18 settembre crea dazi fino al 100% contro grandi importatori e facilitatori. Il bersaglio dichiarato è il finanziamento della guerra di Mosca; lo strumento è una dogana extraterritoriale affidata in larga parte alla discrezionalità presidenziale.
1. Fatto e inquadramento: che cosa è diventato legge
Il 18 settembre 2026 il presidente Donald Trump ha firmato il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026. Il testo aveva superato il Senato con 86 voti favorevoli e 11 contrari e la Camera con 262 voti contro 159. La pagina ufficiale della Commissione Regole della Camera identifica il provvedimento come emendamento del Senato a H.R. 5334 e rende disponibili testo e documenti parlamentari.
Secondo la ricostruzione aggiornata di Reuters, la legge impone al presidente di introdurre entro trenta giorni dazi fino al 100% su tutti i beni provenienti dai cinque maggiori importatori di greggio o gas russo. La misura può raggiungere anche Paesi che effettuino consapevolmente nuovi acquisti dopo l’entrata in vigore o figurino tra i principali facilitatori dell’elusione delle sanzioni.
La sequenza verificata
- Senato: approvazione 86–11.
- Camera, 16 settembre: approvazione 262–159.
- Firma, 18 settembre: la proposta diventa legge.
- Entro trenta giorni: la legge richiede l’attivazione del meccanismo tariffario.
- Aliquota: fino al 100%; la misura effettiva può essere inferiore e resta soggetta a deroghe.
Non esiste ancora un elenco definitivo e operativo dei Paesi colpiti. Cina e India sono candidati evidenti per dimensione degli acquisti, ma non vanno presentati come destinatari già formalmente designati.
2. Interessi e rapporti di forza: il mercato americano come leva
Analisi dell’autore. Le sanzioni tradizionali vietano a cittadini e imprese statunitensi di trattare con un bersaglio. Il nuovo dispositivo va oltre: obbliga un Paese terzo a scegliere fra l’energia russa e la competitività delle proprie esportazioni negli Stati Uniti. La frontiera americana viene spostata dentro le decisioni commerciali di Delhi, Pechino e di ogni economia che possa rientrare nelle categorie della legge.
Il vantaggio per Washington è evidente. Non deve bloccare fisicamente una petroliera né convincere il Consiglio di Sicurezza dell’ONU: usa la dimensione del proprio mercato per aumentare il costo di una transazione compiuta tra due soggetti stranieri. Il vantaggio per Kyiv consiste nella possibilità di ridurre entrate energetiche russe. Mosca, però, può rispondere con sconti più profondi, nuovi intermediari, triangolazioni e pagamenti fuori dai circuiti occidentali.
| Attore | Vantaggio cercato | Costo o limite |
|---|---|---|
| Casa Bianca | Leva su Russia e Paesi terzi senza un embargo navale | Rischio inflazione, ritorsioni e uso politico selettivo delle deroghe |
| Ucraina | Riduzione delle entrate che finanziano la guerra russa | Possibile aumento dei prezzi energetici e difficoltà per raffinerie europee dipendenti dal greggio russo |
| Russia | Conservare clienti offrendo sconti e rotte alternative | Margini inferiori, maggiore dipendenza da Cina e India, costi di elusione |
| India e Cina | Energia scontata e potere negoziale su Mosca | Esposizione tariffaria sull’intero export verso gli USA |
| Produttori concorrenti | Quote di mercato lasciate dal greggio russo | Instabilità dei prezzi e capacità sostitutiva non immediata |
Cui prodest? Alla potenza che controlla il mercato di destinazione, finché i Paesi colpiti giudicano più costoso perderlo che disobbedire. Ma ogni applicazione selettiva può anche accelerare la ricerca di circuiti commerciali, finanziari e valutari meno dipendenti dagli Stati Uniti.
3. Lawfare e diritto: una norma obbligatoria con molte porte laterali
La novità giuridica non è soltanto la percentuale. Reuters osserva che è la prima nuova attribuzione esplicita di poteri tariffari dal Congresso all’esecutivo in quasi quarant’anni. Dopo che la Corte Suprema aveva contestato precedenti dazi fondati su vecchie leggi interpretate in modo estensivo, il Congresso consegna ora alla Casa Bianca una base legislativa diretta.
Il comando della legge convive però con definizioni elastiche. Non stabilisce nominativamente i Paesi da colpire né rende univoco il calcolo dei “primi cinque”. La Commissione Regole documenta che un emendamento destinato a indicare Cina, India, Turchia, Azerbaigian, Ungheria, Slovacchia, Emirati, Singapore, Kazakistan e Kirghizistan non è stato ammesso. È rimasta quindi una categoria, non una lista.
Anche la deroga è politica. Il presidente può sospendere tariffe o sanzioni invocando l’interesse della sicurezza nazionale e informando il Congresso. L’emendamento che avrebbe ristretto la formula ai casi “vitali” per la sicurezza nazionale è stato respinto in commissione. Ne deriva un paradosso: il Parlamento ordina pressione economica, ma consegna al presidente il potere di decidere chi debba davvero subirla.
| Livello | Elemento | Limite |
|---|---|---|
| Fatto | La legge autorizza e richiede dazi fino al 100% secondo categorie definite | L’aliquota massima non equivale a un dazio del 100% già applicato |
| Dichiarazione | Washington presenta la misura come strumento per togliere fondi alla guerra russa | L’effetto sulle entrate dipenderà da prezzi, sconti, volumi e deroghe |
| Contestazione | Pechino denuncia una giurisdizione extraterritoriale priva di base internazionale | È la posizione del governo cinese, non una sentenza |
| Interpretazione | Il provvedimento trasforma la dogana statunitense in strumento di politica estera | La sua forza reale emergerà soltanto dall’attuazione |
4. India, Cina ed Europa: il costo ricade sugli alleati e sui rivali
L’India ha avvertito che nuovi dazi potrebbero danneggiare il rapporto bilaterale e ha rivendicato la necessità di proteggere la propria sicurezza energetica. La Cina ha ribadito la propria opposizione alla “giurisdizione dal braccio lungo” non autorizzata dal Consiglio di Sicurezza. Queste sono posizioni ufficiali dei due governi, riportate da Reuters: non dimostrano ancora una risposta commerciale coordinata.
Il problema non riguarda soltanto i rivali. Raffinerie in Ungheria e Slovacchia continuano a lavorare petrolio russo; l’Ucraina dipende anche da diesel prodotto in quegli impianti. Una pressione costruita per aiutare Kyiv potrebbe quindi restringere uno dei suoi canali di approvvigionamento. È la conseguenza tipica delle sanzioni secondarie: la catena economica è più lunga del bersaglio politico.
La legge estende inoltre misure contro i settori energetico e militare iraniani e contro la flotta ombra russa. Il dossier concentra l’analisi sul meccanismo tariffario perché è qui che nasce la novità strutturale: non una nuova lista di soggetti bloccati, ma un potere capace di tassare intere economie.
5. Scenari: tre modi di usare il nuovo potere
Applicazione massima. Washington introduce dazi elevati contro Cina, India o altri grandi acquirenti. Il petrolio russo deve offrire sconti maggiori, ma aumentano anche prezzi, tensioni commerciali e rischio di ritorsioni.
Minaccia negoziale. La Casa Bianca annuncia aliquote basse o temporaneamente nulle e usa la facoltà di revisione come leva nei colloqui con Xi Jinping, Narendra Modi e altri leader. In questo scenario la legge produce potere prima ancora di produrre gettito.
Eccezioni selettive. Alleati e partner ottengono deroghe; i rivali vengono colpiti. L’efficacia contro Mosca si riduce, mentre aumenta il valore politico del permesso americano. La sanzione diventa una licenza gerarchica: chi è utile può continuare, chi non lo è paga.
6. Il punto: non si tassa più soltanto ciò che entra
Una dogana dovrebbe controllare ciò che attraversa il confine. Questa legge la usa per giudicare ciò che uno Stato ha comprato altrove. È qui che la sanzione diventa architettura di potere: l’accesso al consumatore americano disciplina contratti energetici conclusi fuori dagli Stati Uniti.
Il bersaglio immediato è il bilancio di guerra russo. La posta strutturale è più ampia: stabilire se Washington possa ancora trasformare centralità commerciale e finanziaria in obbedienza geopolitica. Il dollaro non è l’unica leva. Anche la dogana americana è diventata globale.
Fonti e metodo
- Commissione Regole della Camera USA, H.R. 5334: fonte primaria su testo, iter ed emendamenti.
- Reuters, 18–19 settembre 2026: firma, meccanismo, deroghe, rischi e contraddittorio.
- Reuters, 16–17 settembre 2026: voto parlamentare, denominazione della legge e posizioni politiche.
- Reuters, 17 settembre 2026: posizione indiana e implicazioni energetiche.
- OFAC: quadro ufficiale delle sanzioni USA relative a Russia e Ucraina.
Verifica conclusa il 20 settembre 2026. Il dossier distingue legge approvata, attuazione non ancora definita, dichiarazioni governative e interpretazione dell’autore. Nessun Paese viene presentato come già formalmente colpito in assenza degli atti applicativi.
