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Palestina–Israele · UNRWA e sovranità

Israele occupa anche l’ONU

Le forze israeliane hanno espulso il personale dal centro UNRWA di Kalandia e consegnato il sito ai lavori municipali. La legge interna contro l’agenzia diventa controllo fisico di un presidio protetto dalle immunità delle Nazioni Unite.

Emir Alili — Presidente MDP10 min di lettura
Montaggio editoriale simbolico sul sequestro israeliano del centro di formazione UNRWA di Kalandia
Montaggio editoriale: il fatto documentato è l’ingresso forzato delle autorità israeliane, l’espulsione del personale UNRWA e l’avvio di lavori nel centro.

Il 25 agosto 2026 le forze di sicurezza israeliane sono entrate con la forza nel Kalandia Training Centre dell’UNRWA, nell’Est di Gerusalemme occupata, hanno ordinato al personale presente di uscire e hanno avviato lavori non autorizzati dall’ONU. Il segretario generale António Guterres ha definito l’ingresso illegale e ha chiesto il ripristino immediato del sito. Il governo israeliano rivendica invece l’operazione come applicazione della propria legge contro l’agenzia e come recupero di un terreno destinato a un nuovo complesso municipale.

1. Il fatto & la manovra egemonica

Fatto documentato: secondo la dichiarazione ufficiale dell’UNRWA, le forze israeliane sono entrate nel centro intorno alle 10:00, hanno rimosso i dipendenti e sono rimaste nel complesso mentre iniziavano lavori sul posto. Il centro, attivo dal 1952, offre formazione professionale a circa 340 giovani palestinesi ogni anno. L’ONU considera il sito una propria struttura e ne rivendica l’inviolabilità.

Base giuridica invocata da Israele: il governo richiama la legge approvata dalla Knesset nell’ottobre 2024 che vieta le attività dell’UNRWA nel territorio rivendicato da Israele e limita i rapporti tra l’agenzia e le autorità statali. Il ministero degli Esteri sostiene inoltre che il terreno appartenga storicamente al Jewish National Fund e che l’UNRWA non possieda diritti proprietari. La municipalità di Gerusalemme afferma di voler realizzare scuole, strutture sanitarie, impianti sportivi e una moschea per gli abitanti di Kafr Aqab.

Contestazione delle Nazioni Unite: Guterres e l’UNRWA sostengono che una legge nazionale non possa annullare unilateralmente i privilegi e le immunità riconosciuti alle sedi ONU. Il punto non è quindi soltanto la proprietà catastale rivendicata: è la pretesa israeliana di applicare il proprio diritto interno dentro un territorio che l’ONU considera occupato e contro un’istituzione creata dall’Assemblea generale.

Inferenza analitica: l’operazione converte una scelta legislativa in controllo materiale. La legge anti-UNRWA non resta un divieto amministrativo: produce espulsione del personale, appropriazione dello spazio e sostituzione della funzione dell’agenzia con servizi municipali israeliani. È lawfare completata dalla forza esecutiva.

2. I vettori di controllo: legge, territorio, istruzione e proprietà

Il primo vettore è la legge israeliana del 2024. Dichiarando incompatibile la presenza dell’UNRWA con la propria sovranità, Israele sposta il conflitto dal piano diplomatico a quello amministrativo. La norma fornisce alla polizia, ai ministeri e alla municipalità il quadro politico per trattare una struttura ONU come un bene da evacuare e riconvertire.

Il secondo vettore è la proprietà fondiaria. Il richiamo al Jewish National Fund trasforma una disputa politica sull’esistenza dell’UNRWA in una rivendicazione catastale. Israele sostiene che l’agenzia abbia usato il terreno senza esserne proprietaria; l’ONU risponde che la struttura resta protetta indipendentemente dalla controversia sul titolo. Il possesso materiale viene così anticipato rispetto alla soluzione della controversia internazionale.

Il terzo vettore è l’istruzione professionale. Il centro non è un ufficio simbolico: forma idraulici, meccanici e altri tecnici provenienti dalla Cisgiordania. Rimuoverlo significa togliere all’UNRWA una funzione economica e sociale e sostituirla con servizi controllati dalla municipalità israeliana. Chi eroga istruzione, sanità e assistenza controlla anche registrazione, accesso e dipendenza amministrativa.

Il quarto vettore è la geografia di Kalandia, tra Gerusalemme Est e la Cisgiordania. Il centro si trova accanto a uno dei principali checkpoint. La sua sottrazione all’ONU rafforza la continuità amministrativa israeliana su un’area palestinese separata dal resto della città attraverso barriere, permessi e controllo militare.

3. Mappa dei rapporti di forza & resistenza/sottomissione

Il governo Netanyahu e Itamar Ben-Gvir esercitano il potere esecutivo. Ben-Gvir ha partecipato all’operazione e ha rivendicato pubblicamente la rimozione dell’UNRWA. La municipalità entra subito dopo con il progetto alternativo. Polizia, legge nazionale e pianificazione urbana agiscono come un’unica catena di comando.

L’UNRWA conserva mandato e immunità, ma non dispone di forza coercitiva. Può documentare la violazione, chiedere protezione e mobilitare gli Stati membri. Non può impedire fisicamente a Israele di occupare il sito. La distanza tra status giuridico e capacità materiale è il cuore del caso.

I palestinesi subiscono la sostituzione istituzionale. Il governo israeliano presenta il nuovo complesso come un investimento per gli abitanti arabi di Kafr Aqab. Ma il beneficio promesso passa attraverso la rimozione dell’istituzione che collega quei residenti allo status internazionale dei rifugiati palestinesi. Il servizio municipale non è neutro: incorpora utenti e territorio nell’architettura amministrativa israeliana.

Washington non risulta aver diretto l’operazione. L’asse USA–Israele è però strutturalmente pertinente perché il sostegno diplomatico e militare statunitense riduce il costo internazionale delle iniziative israeliane contro l’UNRWA. Non esiste prova di un ordine americano sul raid di Kalandia; esiste un rapporto di protezione politica che limita la capacità dell’ONU di trasformare la condanna in coercizione.

4. Cui prodest?

Vince il governo israeliano, che ottiene il controllo di un sito strategico, applica la propria legge oltre la contestazione dell’ONU e dimostra che le immunità internazionali valgono soltanto finché una potenza è disposta a rispettarle. Vince anche la municipalità, che sostituisce la presenza dell’UNRWA con infrastrutture sottoposte alla propria pianificazione.

Perde l’UNRWA, privata di spazio, personale operativo e capacità educativa. Ma il bersaglio più ampio è lo status dei rifugiati. L’agenzia conserva registri, servizi e memoria istituzionale di una questione che Israele vuole ricondurre da problema internazionale a gestione municipale.

Pagano gli studenti e le comunità palestinesi, perché la promessa di nuovi servizi non cancella l’interruzione immediata della formazione né la perdita di un presidio internazionale. La sovranità condizionata assume qui una forma concreta: i palestinesi ricevono servizi soltanto dentro l’ordine amministrativo della potenza occupante.

Il precedente supera Kalandia. Se una sede ONU può essere occupata, svuotata e riconvertita mediante una legge nazionale, l’immunità internazionale diventa subordinata al rapporto di forza. Il diritto resta scritto; il controllo del cancello decide chi può applicarlo.

Fonti e documenti

L’autore

Emir Alili

Presidente del Macedonian Diaspora Party, imprenditore e autore. Analizza conflitti, istituzioni e trasformazioni dell’ordine mondiale attraverso rapporti di forza, Lawfare e conseguenze concrete.

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