Ogni guerra produce due bilanci. Il primo è amministrativo: nomi, documenti, certificati, corpi entrati in ospedale o recuperati e convalidati. Il secondo è reale: comprende anche chi non è stato trovato, chi è morto senza raggiungere una struttura sanitaria e chi è stato ucciso lentamente dalla distruzione delle condizioni necessarie alla vita. A Gaza la distanza fra i due bilanci non è una speculazione. È stata misurata da studi indipendenti e continua a emergere dalle macerie.
Il video: una denuncia da sottoporre a verifica
Il filmato sostiene che alcune munizioni impiegate da Israele abbiano distrutto completamente i corpi di migliaia di palestinesi. La formulazione riprende un’inchiesta di Al Jazeera del febbraio 2026, secondo cui la Protezione Civile di Gaza avrebbe classificato 2.842 dispersi come persone delle quali resterebbero soltanto tracce biologiche dopo gli attacchi.
Questa cifra non può essere trattata come un conteggio forense indipendente. L’accesso ai siti è limitato, la catena documentale non è pubblica e il termine «vaporizzati» non costituisce una categoria medico-legale standard. Inoltre MK‑84, BLU‑109 e GBU‑39 sono ordigni convenzionali ad alto esplosivo o penetranti, non per questo armi termobariche. La forza della denuncia non deve dipendere da una classificazione tecnica contestabile.
Il fatto documentato è più preciso: Israele ha impiegato munizioni pesanti statunitensi in una delle aree urbane più dense del mondo; l’OHCHR ha analizzato sei attacchi emblematici e sollevato seri dubbi sul rispetto di distinzione, proporzionalità e precauzioni. Reuters ha documentato Mk‑84 fra le rovine e ricorda che un singolo ordigno può produrre effetti letali e frammenti su un’area vasta. Israele sostiene di colpire obiettivi militari, adottare precauzioni e attribuisce ad Hamas l’uso di infrastrutture civili. Questa difesa non risolve il problema empirico dei corpi non recuperati.
1. Il fatto: il numero ufficiale è un pavimento
Il Ministero della Salute di Gaza costruisce il bilancio attraverso ospedali, obitori, identificazioni e successive verifiche amministrative. Nel tempo ha aggiunto nomi retroattivamente, compresi corpi recuperati durante le tregue. Non è corretto dire che conti soltanto le persone morte davanti a un medico; è corretto dire che dipende da una infrastruttura capace di ricevere una segnalazione, collegarla a un individuo e convalidarla.
Quando ospedali, anagrafe, telecomunicazioni, strade e protezione civile vengono distrutti o resi inaccessibili, il registro perde capacità. Non gonfia automaticamente il numero: tende a lasciare fuori ciò che non riesce a trasformare in pratica amministrativa. Haaretz ha riportato studi che indicano un sottoconteggio e ha riconosciuto che il bilancio ufficiale rappresenta probabilmente una stima inferiore alla mortalità effettiva.
La prova più robusta è ora la Gaza Mortality Survey, pubblicata nel 2026 su The Lancet Global Health. I ricercatori hanno intervistato 2.000 famiglie, rappresentative di 9.729 persone, e stimato 75.200 morti violente fra il 7 ottobre 2023 e il 5 gennaio 2025, con un intervallo di confidenza fra 63.600 e 86.800. Per lo stesso periodo il Ministero aveva registrato circa 49.090 morti violente: il dato amministrativo risultava inferiore del 34,7% rispetto alla stima centrale.
Lo studio stima inoltre che donne, minori e persone oltre i 64 anni costituissero il 56,2% delle morti violente, una composizione vicina al 54% registrato dal Ministero. Questo è un passaggio decisivo: l’indagine indipendente non conferma l’accusa secondo cui Gaza avrebbe inventato la struttura demografica delle vittime. Mostra invece che il sistema ha registrato correttamente la distribuzione, ma non l’intera scala.
2. I tre strati dell’undercount
Primo strato: i corpi non recuperati. Nel maggio 2024 OCHA riportava una stima della Protezione Civile di oltre 10.000 dispersi sotto le macerie. Quel numero non può essere aggiunto meccanicamente al bilancio ufficiale: alcune persone possono essere vive, altre possono essere state recuperate e inserite successivamente, altre possono comparire in registri differenti. Ma la categoria esiste e produce un ritardo strutturale.
Il processo continua anni dopo. Il 1° agosto 2026 la Protezione Civile ha recuperato 112 corpi da un isolato di As Sabra colpito nel novembre 2023; altri 157 sarebbero rimasti senza traccia nello stesso sito. Dall’accordo di cessate il fuoco dell’ottobre 2025 all’agosto 2026 il Ministero ha aggiunto 804 corpi recuperati dalle macerie. Non sono nuove morti: sono morti che il registro ha potuto vedere soltanto dopo mesi o anni.
Secondo strato: le morti violente non catturate. Prima della survey del 2026, una ricerca Lancet basata sul metodo capture–recapture aveva stimato 64.260 morti per trauma fino al giugno 2024, circa il 40% sopra il dato disponibile allora. Il metodo incrociava liste ministeriali, segnalazioni online e necrologi, stimando statisticamente le persone assenti da tutte le fonti. La nuova indagine familiare, costruita con un metodo diverso, arriva a una divergenza simile. La convergenza riduce la probabilità che l’undercount sia un artefatto di un solo database.
Terzo strato: la mortalità indiretta. Una persona può morire a causa della guerra senza essere colpita da una bomba: infezione non trattata, dialisi interrotta, parto senza assistenza, acqua contaminata, diarrea, fame, freddo o mancata evacuazione. Questi decessi sono causalmente legati al conflitto, ma non entrano necessariamente nel bilancio delle vittime violente.
3. Mortalità indiretta: dalle proiezioni ai dati
Nel luglio 2024 una lettera pubblicata da The Lancet osservò che in altri conflitti le morti indirette potevano superare quelle dirette e ipotizzò che il costo complessivo di Gaza avrebbe potuto raggiungere 186.000 persone o più. Quel numero ha avuto enorme circolazione, ma non era un conteggio né il risultato di un’indagine sul campo. Era una proiezione ottenuta applicando un rapporto storico di quattro morti indirette per ogni morte diretta.
La proiezione è stata criticata perché i conflitti usati come confronto erano eterogenei e il rapporto non era specifico per Gaza. Il nuovo studio permette di sostituire l’analogia con una prima misura empirica: 16.300 morti non violente complessive fino al 5 gennaio 2025, delle quali 8.540 in eccesso rispetto alla mortalità attesa prima della guerra, con intervallo fra 4.540 e 12.500.
Questo dato non minimizza il collasso. Dimostra che le morti indirette erano già sostanziali, ma a quella data non risultavano quattro volte superiori a quelle violente. Gli autori avvertono però che il rapporto può aumentare nel tempo e che gli effetti sanitari della guerra proseguono per anni. La precisione rafforza l’accusa: non serve un moltiplicatore indimostrato quando esistono migliaia di morti in eccesso già misurate.
Nel 2026 il sistema resta vulnerabile. OCHA riferisce che il 90% della popolazione subisce interruzioni frequenti nell’accesso all’acqua sicura; il 37,1% dei bambini esaminati aveva avuto diarrea e il 31,9% febbre nelle due settimane precedenti; una quota significativa convive con malnutrizione, ferite permanenti e servizi riabilitativi insufficienti. Queste non sono soltanto condizioni umanitarie. Sono vettori di mortalità futura.
4. La macchina materiale: bombe, macerie e cancellazione amministrativa
Il sottoconteggio non nasce da un errore statistico astratto. Nasce dalla trasformazione fisica del territorio. Secondo UNOSAT, al giugno 2026 erano state danneggiate 201.290 strutture, pari a circa l’82% del costruito di Gaza; 134.422 risultavano distrutte. Ogni edificio collassato è insieme un possibile luogo di morte, un ostacolo al recupero e una perdita di documenti, indirizzi e relazioni necessarie a identificare le persone.
Le munizioni pesanti amplificano il meccanismo. La Mk‑84 contiene una carica progettata per produrre pressione, frammentazione e distruzione estesa. La BLU‑109 penetra strutture prima di detonare. La GBU‑39 ha una carica più piccola e può essere guidata con maggiore precisione, ma resta letale in ambienti chiusi e densamente popolati. Il loro status convenzionale non rende automaticamente legale ogni impiego: il diritto umanitario valuta bersaglio, proporzionalità, precauzioni ed effetti prevedibili.
Il punto non è stabilire a distanza quale temperatura abbia raggiunto ogni detonazione. È comprendere l’effetto politico della combinazione fra ordigni ad ampia area, densità urbana e impossibilità di soccorso. Quando una famiglia scompare, l’edificio collassa e le squadre non possono raggiungere il sito, la vittima viene eliminata due volte: dalla vita e dal registro.
A ciò si aggiungono gli ordigni inesplosi. Nel 2026 OCHA segnala una contaminazione diffusa, limitazioni all’importazione delle attrezzature di bonifica e 1.052 elementi identificati e marcati. Gli esplosivi residui rallentano ricerca, ritorno e ricostruzione. La maceria non è quindi un archivio statico: resta un campo operativo pericoloso che continua a produrre feriti e morti.
5. Rapporti di forza: chi controlla il dato controlla la responsabilità
Israele possiede superiorità militare, controllo degli accessi, dello spazio aereo e di gran parte dei flussi materiali verso Gaza. Contesta l’affidabilità delle autorità governate da Hamas e sostiene di ridurre il danno civile. Ma non ha prodotto un registro completo alternativo delle vittime palestinesi né consentito un accesso indipendente sufficiente a chiudere il divario.
Gli Stati Uniti sono il principale fornitore di munizioni e protezione diplomatica di Israele. La decisione americana di sospendere temporaneamente alcune bombe da 2.000 libbre, poi riprendere le consegne, mostra che Washington conosce il rischio civile di questi sistemi e mantiene il potere materiale di condizionarne la disponibilità.
Le istituzioni palestinesi controllano una parte del dato primario ma operano con personale ucciso, strutture distrutte e territorio frammentato. Il loro interesse è documentare la scala della perdita; questa posizione non invalida automaticamente i registri, ma rende indispensabile l’incrocio con metodi indipendenti.
ONU, università e stampa israeliana svolgono la funzione di verifica esterna. OCHA attribuisce chiaramente ogni cifra alla fonte; The Lancet rende pubblici metodo e intervalli; Haaretz ha riportato sia le ricerche che indicano un sottoconteggio sia le contestazioni. È così che un bilancio di parte diventa una base analitica: non attraverso fiducia cieca, ma tramite convergenza fra fonti differenti.
6. Cui prodest?
Il sottoconteggio favorisce chi conduce la guerra. Un numero amministrativo più basso riduce il costo reputazionale immediato, restringe l’oggetto delle indagini e permette di presentare ogni vittima non registrata come assenza di prova. La distruzione della capacità di contare diventa così parte del rapporto di forza.
Favorisce anche i governi alleati, che possono separare le consegne militari dagli effetti non ancora certificati. Se la responsabilità richiede un nome, un corpo, una data e un’arma, ogni anello mancante rinvia la decisione politica. Il tempo necessario a recuperare i morti lavora a vantaggio di chi deve autorizzare armi, finanziamenti o copertura diplomatica oggi.
Per i palestinesi il prezzo non è soltanto demografico. Senza un registro completo diminuiscono possibilità di risarcimento, successione, ricongiungimento familiare, accertamento giudiziario e memoria pubblica. L’invisibilità statistica diventa perdita di diritti.
La conclusione rigorosa non è che conosciamo il numero definitivo. È l’opposto: sappiamo, con evidenza indipendente, che il numero ufficiale non lo contiene. La survey stima decine di migliaia di morti violente non catturate dal registro e migliaia di morti indirette in eccesso; i recuperi del 2026 mostrano che il passato continua a emergere fisicamente. Il bilancio di Gaza non è chiuso. È ancora sepolto nel territorio che la guerra ha reso quasi impossibile contare.
Fonti e documenti
- The Lancet Global Health, 2026 — Gaza Mortality Survey: morti violente e non violente
- The Lancet, 2024 — Counting the dead in Gaza: difficult but essential
- OCHA, 7 agosto 2026 — recuperi, ordigni inesplosi e danni UNOSAT
- OCHA, 1° maggio 2024 — oltre 10.000 dispersi stimati sotto le macerie
- OHCHR — uso di bombe pesanti e diritto internazionale umanitario
- Reuters — Mk‑84, macerie e contaminazione da ordigni inesplosi
- Haaretz — lo studio sul sottoconteggio delle morti traumatiche
- Al Jazeera — inchiesta sui dispersi e sugli effetti delle munizioni
- IDF — posizione israeliana su vittime civili, precauzioni e dati di Gaza
