NAZA è l’acronimo militare israeliano di Nezek Agavi, “danno collaterale”: il numero di civili che una procedura stima possano essere uccisi insieme al bersaglio. È qui che il documentario sposta la domanda. Non soltanto: quanti civili sono morti? Ma: chi li ha contati prima dell’attacco, con quali dati, quale soglia, quale autorizzazione e quale responsabilità?
1. Il Fatto & La Manovra Egemonica
Il film e la sua base documentale. Presentato il 10 settembre 2026 in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, NAZA dura 80 minuti, è diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor ed è prodotto dal Guardian con JW Films. La Biennale descrive un lavoro girato di notte sui tetti di Tel Aviv per ricostruire i sistemi alla base dell’uccisione calcolata di civili palestinesi a Gaza. I registi dichiarano che il film sviluppa in forma cinematografica inchieste pubblicate dal Guardian, da +972 Magazine e da Local Call dal 2023.
Le ventiquattro voci sono fonti anonime. Militari, ufficiali d’intelligence e altri addetti israeliani raccontano procedure di sorveglianza e attacco; volti e voci sono alterati. L’anonimato protegge le fonti, ma impedisce al lettore di verificarne identità, grado, accesso ai dossier e responsabilità individuale. Per questo ogni affermazione specifica del film va trattata come testimonianza attribuita finché non incontra una conferma indipendente.
Che cosa raccontano. Secondo le ricostruzioni del Guardian e di Reuters, gli intervistati descrivono sistemi assistiti dall’IA per produrre grandi quantità di possibili bersagli, attacchi notturni nelle abitazioni sapendo che vi si trovavano familiari, intercettazioni dei telefoni fino ai minuti precedenti al bombardamento, distruzione di quartieri dove l’esercito stimava che una quota degli abitanti fosse rimasta e fuoco contro civili in zone interdette o presso siti di distribuzione alimentare.
La risposta israeliana. L’IDF ha dichiarato al Guardian di respingere categoricamente le accuse, sostenendo che testimonianze anonime non verificabili non possano fondare conclusioni e che le sue procedure impongano revisione giuridica, valutazione del danno collaterale e precauzioni per ridurre le vittime civili. All’Associated Press un funzionario militare ha riconosciuto l’impiego dell’IA come supporto, insistendo che la decisione finale resta umana. Questo punto non assolve il sistema: localizza la responsabilità. Se un essere umano approva la soglia, l’algoritmo non è l’autore giuridico dell’attacco.
La scala delle prove
- Documentato: esistenza, autori, produzione, presentazione e metodo dichiarato di NAZA; uso di strumenti algoritmici riconosciuto dall’IDF come supporto decisionale.
- Corroborato: sistemi chiamati Lavender, “The Gospel/Habsora” e “Where’s Daddy?” erano già stati descritti da +972, Local Call e Guardian attraverso più fonti dell’apparato; l’ex capo di Stato maggiore Aviv Kochavi aveva pubblicamente rivendicato una capacità automatizzata di produrre bersagli.
- Testimonianza attribuita: soglie numeriche per singoli attacchi, ascolto delle famiglie prima del bombardamento, regole non comunicate nelle zone interdette, missioni di unità segrete. I dettagli provengono da fonti anonime e non sono tutti verificabili dall’esterno.
- Contestato: l’IDF nega che questi racconti descrivano la propria dottrina o violazioni sistematiche.
- Non dimostrato dal film: una responsabilità penale individuale, la catena completa di ogni ordine o una sentenza definitiva di genocidio.
La manovra egemonica. Il potere non sta nell’algoritmo isolato, ma nella capacità dello Stato di trasformare sorveglianza di massa, classificazione automatica, valutazione giuridica e potenza aerea in una catena operativa ad alta velocità. L’appoggio militare e diplomatico statunitense non prova una partecipazione a ogni singolo attacco; sostiene però l’architettura materiale e politica entro cui Israele ha potuto continuare la campagna malgrado le misure della Corte internazionale di giustizia e le ripetute denunce degli organismi ONU.
2. I Vettori di Controllo
Lavender classifica le persone. L’inchiesta di +972 Magazine e Local Call del 3 aprile 2024, basata su sei fonti d’intelligence israeliane, descrive un sistema che avrebbe assegnato punteggi a quasi tutta la popolazione di Gaza e marcato circa 37.000 presunti militanti. Secondo le fonti, in una fase iniziale la verifica umana poteva ridursi a pochi secondi e l’accuratezza campionata intorno al 90% implicava errori noti. L’IDF contestò l’esistenza di una lista automatica di eliminazione e affermò che i sistemi informativi servivano solo agli analisti.
“Where’s Daddy?” trasforma la casa in segnale. Lo strumento descritto dalle inchieste non selezionava il valore militare dell’edificio: seguiva il sospetto fino all’abitazione. Il Guardian riferisce che in NAZA
Habsora produce bersagli. L’inchiesta del novembre 2023 sulla “fabbrica di assassinii di massa” descrive il sistema Habsora/The Gospel come moltiplicatore di obiettivi. Kochavi aveva spiegato pubblicamente che la nuova unità poteva generare cento bersagli al giorno, contro circa cinquanta in un anno in precedenza. Velocità e quantità non sostituiscono il principio di distinzione: comprimono il tempo nel quale analisti, giuristi e comandanti devono verificarlo.
NAZA quantifica il prezzo civile. Ogni valutazione del danno collaterale è prevista dal diritto bellico; stimare i civili a rischio può essere una precauzione. Il problema giuridico nasce quando la stima diventa una quota permissiva, non un limite effettivo, e quando la proporzionalità viene applicata in modo tale da consentire decine di morti previste per colpire un militante di basso livello. Il numero non neutralizza la scelta: la rende tracciabile.
La bomba completa la procedura. Le fonti di +972 hanno raccontato che per obiettivi di basso rango venivano preferite munizioni non guidate, più economiche ma più distruttive sulle abitazioni. Anche questo dettaglio è contestato e va attribuito. Il meccanismo generale, però, è verificabile: dati e IA possono proporre il bersaglio; un analista lo convalida; il comando stabilisce la soglia; un giurista valuta la pratica; la forza aerea impiega l’arma. La responsabilità resta distribuita tra persone e istituzioni, non dissolta nella macchina.
3. Mappa dei Rapporti di Forza & Resistenza/Sottomissione
Il comando israeliano. Alcuni intervistati sostengono di aver operato in un’unità segreta collegata direttamente all’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu; uno attribuisce alla struttura la missione di “ostacolare la pace”. È un’accusa grave, riportata dal film e dal Guardian, ma non corroborata da un ordine pubblico. Non può essere trattata come fatto accertato. Ciò che il film rende più solido è la natura organizzata delle procedure: non singoli soldati fuori controllo, ma ordini, banche dati, regole d’ingaggio e livelli di autorizzazione.
Washington–Tel Aviv. Gli Stati Uniti forniscono a Israele armi, ricambi, cooperazione d’intelligence e copertura diplomatica. I dossier del Congressional Research Service documentano la struttura pluriennale dell’assistenza militare. Il sostegno politico statunitense e l’uso del veto al Consiglio di Sicurezza hanno ristretto i costi esterni della prosecuzione della guerra. Non esiste, nelle fonti pubbliche qui esaminate, la prova che Washington abbia impostato le soglie NAZA o gestito Lavender; esiste invece un rapporto materiale di dipendenza militare e protezione diplomatica.
La fattispecie di genocidio. L’articolo II della Convenzione del 1948 richiede uno o più atti — uccisione, gravi lesioni, condizioni di vita calcolate per la distruzione fisica, prevenzione delle nascite, trasferimento forzato di minori — commessi con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. L’elevato numero di vittime non basta da solo: occorrono atti materiali e intento specifico.
Che cosa hanno già stabilito gli organi internazionali. Nel procedimento Sudafrica contro Israele, la Corte internazionale di giustizia ha imposto misure provvisorie il 26 gennaio, 28 marzo e 24 maggio 2024. Non ha pronunciato una sentenza definitiva sul merito. Nel settembre 2025 la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta dell’ONU ha invece concluso, nel proprio mandato investigativo, che autorità e forze israeliane avevano commesso quattro dei cinque atti dell’articolo II e che dichiarazioni ufficiali e condotta sostenevano l’intento genocidario. Israele ha respinto il rapporto come distorto e falso. La conclusione della Commissione ha peso probatorio e politico; non sostituisce il giudizio finale della Corte.
La Corte penale internazionale tratta un altro livello. I mandati nei confronti di Netanyahu e dell’ex ministro Yoav Gallant riguardano presunti crimini di guerra e contro l’umanità e la responsabilità penale individuale. Non costituiscono una decisione sul genocidio né sulla responsabilità dello Stato. Confondere CPI e CIG indebolisce, anziché rafforzare, la ricostruzione.
La base materiale si accumula. OHCHR, OCHA, UNOSAT, OMS, UNICEF e UNRWA hanno documentato uccisioni, sfollamento di massa, danneggiamento di abitazioni, scuole, ospedali e reti idriche, fame e ostacoli agli aiuti. Le cifre cambiano e alcune derivano dalle autorità di Gaza; la convergenza fra immagini satellitari, registri sanitari e rilevazioni umanitarie documenta però una distruzione estesa. Nel settembre 2026 la Relatrice speciale Francesca Albanese ha inoltre avvertito che la rimozione di circa 61 milioni di tonnellate di macerie potrebbe cancellare prove, mentre migliaia di persone sarebbero ancora sepolte: una valutazione esperta, non una decisione giudiziaria.
Dove si colloca NAZA. Il film riguarda soprattutto conoscenza, prevedibilità e organizzazione degli atti materiali. Mostra — se le testimonianze reggono al vaglio — che molte morti civili furono anticipate e autorizzate, non scoperte dopo. L’intento genocidario non si ricava automaticamente dalla soglia di danno collaterale: emerge eventualmente dall’insieme fra procedure, scala e persistenza della distruzione, privazione dei mezzi di sopravvivenza, dichiarazioni dei responsabili politici e militari e assenza di correttivi effettivi. È precisamente l’insieme valutato dalla Commissione ONU e ancora sottoposto alla Corte internazionale di giustizia.
4. Cui Prodest?
Il comando guadagna velocità e distanza. L’automazione amplia il numero dei bersagli e frammenta la decisione tra software, analisti, consulenti legali e comandanti. Ogni passaggio può essere presentato come tecnico; l’effetto collettivo resta politico. La macchina consente di uccidere più rapidamente e, nello stesso tempo, di distribuire la responsabilità fino a renderla opaca.
L’industria della sorveglianza ottiene un laboratorio. Banche dati, riconoscimento dei modelli, geolocalizzazione e munizionamento diventano una catena esportabile. Le imprese e gli apparati che sviluppano tali capacità accumulano dati operativi, reputazione militare e mercato. Gaza paga il costo umano della sperimentazione; altri governi possono acquistare il metodo.
Il governo israeliano conserva libertà d’azione. La protezione americana riduce il costo diplomatico immediato, mentre il linguaggio della precisione tecnologica offre una difesa narrativa: ogni vittima viene ricondotta a un calcolo, a una soglia o a un errore. Ma la precisione del calcolo non dimostra la liceità dell’attacco. Può dimostrare il contrario: che il costo civile era noto.
Gli Stati Uniti mantengono l’alleanza e trasferiscono il costo. Washington preserva un avamposto militare e d’intelligence regionale, sostiene la propria industria della difesa e protegge l’alleato negli organi internazionali. Il prezzo strategico è l’erosione dell’autorità del diritto che gli Stati Uniti invocano altrove; quello materiale ricade soprattutto sui palestinesi.
La risposta alla domanda centrale. NAZA non dimostra da solo chi abbia commesso genocidio né sostituisce un tribunale. Documenta qualcosa di più circoscritto e decisivo: un lessico, una procedura e una catena umana che convertono la morte civile prevista in parametro operativo. Se il civile viene contato prima, la “fatalità” non basta più come spiegazione. Restano da stabilire responsabilità individuali e statali, ma la domanda non può più essere se la macchina vedesse i civili. È chi ha accettato il numero, per quale obiettivo e fino a quale soglia di distruzione.
Fonti
- La Biennale di Venezia — scheda ufficiale di NAZA, autori, produzione e sinossi
- The Guardian, 10 settembre 2026 — testimonianze, sistemi descritti e risposta dell’IDF
- Reuters, 10 settembre 2026 — presentazione a Venezia e riscontro indipendente sui contenuti del film
- Associated Press, 10 settembre 2026 — fonti anonime, IA e posizione militare israeliana
- +972 Magazine e Local Call, 3 aprile 2024 — inchiesta originaria su Lavender e “Where’s Daddy?”
- +972 Magazine e Local Call, 30 novembre 2023 — Habsora, produzione dei bersagli e soglie di danno collaterale
- ONU — Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, articolo II
- Corte internazionale di giustizia — Sudafrica contro Israele, fascicolo e ordinanze sulle misure provvisorie
- Commissione internazionale indipendente d’inchiesta ONU, A/HRC/60/CRP.3 — conclusioni sul genocidio a Gaza
- Corte penale internazionale, 21 novembre 2024 — mandati e responsabilità penale individuale
- Relatrice speciale ONU Francesca Albanese, A/HRC/55/73 — Anatomy of a Genocide
- Reuters, 7 settembre 2026 — macerie, persone sepolte e rischio di distruzione delle prove
- OCHA — aggiornamenti umanitari e accesso agli aiuti nei Territori palestinesi occupati
- Organizzazione mondiale della sanità — attacchi alla sanità e funzionamento del sistema ospedaliero
- UNICEF — impatto sui minori, acqua, nutrizione e servizi essenziali
- UNRWA — rapporti sulla situazione, sfollamento e strutture colpite
- Congressional Research Service — struttura dell’assistenza militare e del rapporto strategico USA–Israele
Nota metodologica. Haaretz è stato consultato come fonte israeliana richiesta, ma al momento della pubblicazione non risultava accessibile un articolo specifico su NAZA; non gli vengono quindi attribuiti contenuti non verificabili. Le dichiarazioni dell’IDF sono riportate come posizione dell’istituzione, non come verifica indipendente. Le conclusioni della Commissione ONU sono distinte dalle misure provvisorie e dalla futura decisione di merito della Corte internazionale di giustizia.
